Rigopiano, la rabbia dei parenti: quando conosceremo la verità?

14 Ottobre 2022

Probabile slittamento per lo sciopero degli avvocati, grande amarezza tra i familiari delle 29 vittime: «Da aprile contiamo giorni e ore per entrare nel vivo del processo, speriamo che si acceleri in fretta» 

PESCARA. «Un’ennesima pugnalata». Così, il comitato Familiari vittime di Rigopiano, commenta la notizia del probabile slittamento delle prime tre udienze in programma a fine mese. Quanto pubblicato dal Centro sul giornale di ieri, e cioè che lo sciopero degli avvocati di Avezzano in programma dal 19 al 27 ottobre si sovrappone a due delle tre udienze per discutere la superperizia sulla valanga, ha ulteriormente amareggiato i parenti dei 29 morti che attendono dallo scorso aprile che il processo entri nel vivo.
«Nella rispettosa consapevolezza del diritto di astensione degli avvocati, come già accaduto in precedenza, questa notizia rappresenta per noi l'ennesima pugnalata, perché il tempo passa e la verità stenta a venire a galla», afferma Paola Ferretti, che il 18 gennaio del 2017 nella tragedia di Rigopiano ha perso suo figlio Emanuele Bonifazi, receptionist del resort. «Dall’ultima udienza del 29 aprile, ho vissuto contando i giorni e le ore per arrivare al 26 ottobre. Sapere ora che dovremo attendere ulteriori giorni e subire ancora un altro rinvio, infierisce sul nostro dolore, fa aumentare la rabbia e perdere speranza sulla giustizia. Incassiamo questo ulteriore colpo, sperando che vengano fissate le udienze per la settimana successiva, in modo da non dover stravolgere la calendarizzazione stabilita e l’obiettivo prefissato dal giudice, di arrivare alla sentenza di primo grado entro la fine dell’anno. Tra tre mesi», conclude Paola Ferretti, «ricorreranno i 6 anni dalla strage di Rigopiano, mi auguro che coloro che hanno il dovere di amministrare la giustizia, tengano presente questa tristissima realtà».
Addolorato anche il commento di Marco Foresta, che nella tragedia di Rigopiano ha perso entrambi i genitori, Bianca Iudicone e Tobia Foresta. Aveva quasi 28 anni e un’attività con i genitori quando è successa la tragedia e la sua vita è stata stravolta. «Ormai non ho più parole», ha commentato Marco Foresta. «Sembra che ci sia sempre qualcosa che prevarichi il processo, sempre un intoppo, sempre un problema. La realtà dei fatti è che in tutta questa storia sono quasi 6 anni che aspettiamo l’inizio di questo processo», conclude.