Rigopiano, la sentenza slitta: uno sciopero rallenta il processo

26 Gennaio 2024

L’unione delle Camere penali italiane ha proclamato l’astensione di tre giorni, dal 7 al 9 febbraio E rispetto al calendario fissato dai giudici della corte d’Appello, saltano le ultime due udienze

PESCARA. Salta la data del 9 febbraio per la lettura della sentenza del processo di Rigopiano che si sta tenendo davanti ai giudici della Corte d’Appello dell’Aquila. L’astensione proclamata ieri dall’Unione delle Camere penali italiane per il 7, 8 e 9 febbraio prossimi farà dunque slittare le ultime due udienze programmate del processo per il disastro di Rigopiano dove persero la vita 29 persone per il crollo dell'hotel spazzato via da una valanga, il 18 gennaio del 2017 e, di conseguenza, anche la sentenza.
Questa mattina, nel corso dell'ottava udienza (11 quelle programmate), il presidente Aldo Manfredi comunicherà alla platea le due date scelte dalla Corte per sostituire quelle che salteranno per lo sciopero degli avvocati penalisti. Uno slittamento del quale avrebbero fatto a meno tutti: pubblica accusa (sostenuta dai pm pescaresi Anna Benigni e Andrea Papalia), avvocati difensori e delle parti civili e, naturalmente, i familiari delle vittime che fanno sentire la loro presenza ad ogni udienza e che continuano a sperare in una sentenza che cancelli quella di primo grado con la quale il gup pescarese che ha giudicato tutti i 30 gli imputati con il rito abbreviato, ha emesso 25 assoluzioni e solo cinque condanne (di cui solo tre legate al disastro). Sentenza appellata quasi totalmente dalla procura di Pescara che in primo grado aveva chiesto 26 condanne per un totale di 151 anni di reclusione. La decisione dell’astensione è stata presa a livello nazionale per «denunciare le determinazioni assunte dal Governo con l’emanazione del pacchetto sicurezza, violative dei principi di offensività e proporzionalità, tipiche del populismo giustizialista e del diritto penale simbolico», come scrive nella delibera la giunta dell'Unione Camere penali italiane. E la Giunta aggiunge che «con tale proclamazione è stata censurata l’irrazionale moltiplicazione delle fattispecie di reato e l’aggravamento delle pene in senso contrario al principio di uguaglianza e di proporzionalità, nonché la perdurante pretesa di affidare al sistema penale la soluzione di ogni situazione di conflitto sociale, facendo gravare in maniera del tutto irrazionale sulla carcerazione il destino dell'intero ordinamento».
Tornando al processo di Appello di Rigopiano, per oggi sono in programma tre discussioni: quella che riguarda la posizione del geologo Luciano Sbaraglia (difeso da Pietro Cesaroni), quella del regionale Carlo Visca (assistito da Diego De Carolis ed Eugenio Galassi) e quella inerente la Gran Sasso Resort, società difesa da Massimo Galasso. Il 31 gennaio toccherà invece discutere ai difensori dei prefettizi coinvolti nel depistaggio. E sempre per il depistaggio era stata programmata anche la data del 7 febbraio che si sarebbe conclusa con le eventuali repliche della procura generale. Ora bisognerà attendere la decisione della Corte sulle due date da sostituire che comunque faranno slittare la sentenza, forse di una sola settimana, ma comunque senza nessun rischio di prescrizione in quanto la sospensione proclamata sospende il corso della stessa prescrizione.
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