Rigopiano, oggi niente processo Si torna in aula tra due mesi

5 Marzo 2021

Il giudice, tornato in servizio dopo l’isolamento precauzionale, ha accolto l’istanza degli avvocati: «Condizioni obiettivamente inidonee per il rischio di elevatissimo assembramento di persone» 

PESCARA. Salta, per la grave pandemia, l’udienza fissata per questa mattina sul disastro di Rigopiano: la tragedia che il 18 gennaio del 2017 provocò la morte di 29 persone rimaste sotto le macerie del resort a Rigopiano, spazzato via da una valanga. Come anticipato, l’istanza presentata dalla quasi totalità degli avvocati difensori dei 30 imputati nel procedimento (sul disastro e sul depistaggio), ha fatto decidere il gup Gianluca Sarandrea a disporre il rinvio che verrà ufficializzato questa mattina: rinvio probabilmente di almeno due mesi, tempo sufficiente, si spera, per uscire dalla fase acuta dell'emergenza Covid che sta colpendo in particolare il Pescarese e il Chietino, dove attualmente il rischio di contagio è molto alto. Il giudice, che fino a mercoledì era in quarantena precauzionale, ieri è tornato al lavoro, ma le argomentazioni dei difensori hanno comunque avuto un peso importante, considerato il rilievo che, dal punto di vista processuale, dovrebbe avere la prossima udienza.
«È doveroso ribadire», scrivono i 22 firmatari dell’istanza di rinvio, «che l’udienza del 5 marzo dovrà celebrarsi in un contesto di elevatissimo assembramento di persone, in ambienti privi di finestre e si protrarrà, ragionevolmente, per l’intero arco della giornata nella persistente presenza di molte persone, molte delle quali provenienti da fuori regione, in condizioni obiettivamente allo stato inidonee». Una valutazione più che comprensibile quella dei legali visto che il rinvio conterrà anche la sospensione della prescrizione per tutto il tempo dello stesso rinvio: argomento molto sentito dalle famiglie delle vittime.
L’udienza di oggi era la più delicata di quelle finora tenute, in quanto era previsto non solo l'esame del perito trascrittore delle telefonate intercettate, «ma anche e soprattutto», come scrivono gli avvocati, «l’acquisizione dei riti alternativi, l’acquisizione di documentazione relativa ad indagini difensive, la discussione sulle istanze di sequestro conservativo preannunciate da talune parti civili, nonché la discussione sull'ammissione di eventuali integrazioni probatorie, anche di natura tecnica, finalizzate a ricostruire le cause dell’evento valanghifero per cui è processo, sempre nell'ottica di eventuali richiesta di giudizio abbreviato».
Nei giorni scorsi anche l’avvocato Romolo Reboa, che assiste alcune delle parti civili (in totale 150), aveva dichiarato: «Ci rendiamo conto delle elevate probabilità di un rinvio, considerati anche i tempi ristretti per organizzare una eventuale udienza da remoto con un così elevato numero di partecipanti».
«Nella collocazione giuridica dei diritti», scrivono in conclusione i difensori nell’istanza di rinvio, «quello alla salute è da sempre collocato al vertice, essendo considerato come primario, che si antepone e si sovrappone ad ogni altra materia costituzionalmente tutelata tra cui quella all'accertamento della verità ed al riconoscimento del pregiudizio subito».
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