Rigopiano, sentenza il 23 febbraio E oggi in aula tocca all’ex prefetto

27 Gennaio 2023

Ieri la difesa dell’ex sindaco De Vico: «Istituì la commissione valanghe quando non era obbligatorio» Sulla carta dei pericoli, l’avvocato di Primavera (Opere pubbliche Regione): non era sua competenza

PESCARA. Slitta al 23 febbraio la sentenza sul disastro di Rigopiano che il 18 gennaio del 2017 fece 29 vittime, rimaste sotto le macerie dell'hotel distrutto da una valanga. Lo ha deciso il gup Gianluca Sarandrea che con il rito abbreviato sta giudicando i 30 imputati. Ieri, al termine dell'udienza riservata alle arringhe dei difensori, il giudice ha anticipato la decisione, legata al fatto che ha necessità di qualche giorno in più per scrivere la sentenza, rispetto alla data del 17 febbraio, l’ultimo dei tre giorni già stati fissati per le repliche (procura, partici civili e difensori). Oggi, nel corso dell’ultima udienza che ospiterà le difese, il giudice metterà a verbale e ufficializzerà questa sua decisione, ininfluente rispetto al cronoprogramma che è stato ampiamente rispettato.
LA DIFESA DELL’EX SINDACO Ieri gran parte della giornata è stata monopolizzata dalla difesa dell’ex sindaco di Farindola, Antonio De Vico, assistito dalla sorella, Raffaella De Vico, e da Giulia De Lerma.
«De Vico ha fatto molto di più di quello che doveva fare», ha detto il legale, «questa virtuosa istituzione della commissione comunale valanghe fu lui a inventarla quando non era neppure obbligatorio farlo». Il difensore ha fortemente criticato l’operato della procura in relazione alle accuse mosse all’ex sindaco, la cui posizione a suo dire è completamente estranea a qualsiasi contestazione. «La perizia», ha detto invece riferendosi allo studio fatto dagli esperti nominati dal giudice, «rappresenta un faro in questo processo, rispetto alle indagini condotte con una impostazione che sicuramente non è un modello da perseguire». Ma l’avvocato De Vico ha anche riportato una dichiarazione del suo assistito in relazione alle scelte operate dal suo successore, Ilario Lacchetta, anche lui imputato nel processo. «Io forse», disse Antonio De Vico, «avrei chiesto la chiusura dell’hotel, anche se magari avrebbe potuto provocare danni enormi all’hotel in termini economici se non fosse accaduto nulla, se quella valanga non fosse caduta».
E a margine dell’udienza l'avvocato ha aggiunto che «nessuno avrebbe immaginato una valanga di quella intensità e in quel sito. Io ho cercato di rappresentare al giudice il sentimento collettivo e di avvertita sicurezza in quell’area, che poteva essere spezzato solo da un approfondimento tecnico degli specialisti del Coreneva, che però non sappiamo a cosa avrebbe portato».
SOLIDARIETà AI FAMILIARI
L’arringa dell’avvocato Augusto La Morgia, difensore di Emidio Primavera, capo dipartimento opere pubbliche della Regione e codifensore dell'ex presidente della Provincia, Antonio Di Marco, è stata preceduta da questo intervento del legale: «Vorrei esprimere solidarietà sincera alle persone offese e lo dico non per circostanza. Sono convinto che chi ha vissuto esperienze di questo tipo debba avere piena solidarietà soprattutto dalle difese degli imputati».
DI MARCO ESTRANEO Sulla posizione di Antonio Di Marco è stato breve: «Si è già detto sul ruolo politico diverso da quello amministrativo di Di Marco: delle sollecitazioni inoltrate ad altri uffici in quei giorni di emergenza. Elementi che sono sufficienti a dimostrare estraneità alle osservazioni contestate».
PRIMAVERA e la clpv Quanto a Emidio Primavera, il difensore è stato chiaro nel rappresentare la posizione del suo assistito, identica a quella del suo predecessore, archiviato da procura e gip. «Non torno sul nesso di causalità, sulle concause della valanga, sull'esito della perizia, sulla concretizzazione del rischio, argomenti già ampiamente trattati, ma voglio soffermarmi sulle contestazioni per la mancata realizzazione della Carta valanghe». E qui il richiamo alla posizione del predecessore archiviato, leggendo un passo delle motivazioni che sarebbero sovrapponibili alla posizione di Primavera. «Non esiste nessuna norma», ha aggiunto, «che prevede obblighi in capo al direttore di dipartimento delle opere pubbliche in materia di realizzazione della carta valanghe. Alla Clpv era previsto che provvedesse il servizio della Protezione civile con la collaborazione di altri enti e servizi». E spiega la differenza fra le competenze del capo dipartimento e dei dirigenti sottoposti.
LA POLIZIA PROVINCIALE
Per Giulio Honorati, della polizia provinciale, l'avvocato Vincenzo Di Girolamo ha spiegato come già dal 2016 i servizi sulla Protezione civile erano stati trasferiti dalla Provincia alla Regione, parlando del difetto di competenze sulla gestione della viabilità ordinaria e dei mezzi.
OGGI L’EX PREFETTO
Oggi restano due posizioni da discutere: quella dell'ex prefetto Francesco Provolo e della dirigente prefettizia Ida De Cesaris.