Rigopiano, udienza il 18 settembre Si farà in 3 aule con maxi schermo

Salta il processo del 10 luglio. Decisione ufficializzata dal presidente Bozza d’accordo col Ministero Scartata l’potesi del Palasport, le 260 parti saranno dislocate in locali diversi collegati tra loro
PESCARA. L’udienza preliminare fissata a venerdì 10 luglio sul disastro di Rigopiano, dove persero la vita 29 persone, slitterà al 18 settembre. La decisione, così come anticipato dal Centro, è stata ufficializzata ieri dal presidente del tribunale Angelo Mariano Bozza.
L’obbligo del distanziamento sociale che ancora persiste in relazione al problema Covid, ha imposto questa decisione che è stata condivisa ieri dallo stesso ministero della Giustizia che da qualche tempo sta lavorando con i vertici del Tribunale per trovare una soluzione percorribile finalizzata a tenere in sicurezza questo delicato procedimento, dove sono presenti circa 260 parti fra imputati, parti civili, avvocati e parti offese.
È tramontata quindi la precedente soluzione, concordata con il sindaco di Pescara, Carlo Masci, di tenere il processo nel Palasport Giovanni Paolo II, soprattutto per una questione economica. Quella soluzione alternativa era stata presa in considerazione anche perché proposta pure dai legali delle parti civili, ma quello che ha fatto desistere il Ministero è stata sicuramente la questione economica: era stata quantificata infatti una spesa che si aggirava sui 7mila euro per ogni udienza, una somma quindi troppo elevata. Ed ecco che è venuta fuori questa nuova possibilità: celebrare il procedimento all’interno del Palazzo di giustizia utilizzando la tecnologia.
Una scelta condivisa dai vertici del Ministero con il presidente Bozza che da tempo sta lavorando per risolvere il problema legato, come detto, al fatto che le parti interessate sono numerose, e non permetterebbero il rispetto dei requisiti di sicurezza imposti dal distanziamento.
«È stata indubbiamente una scelta tecnica che spettava al ministero», spiega il presidente Bozza, «anche se è stata ampiamente condivisa. Nei prossimi giorni verranno dei tecnici da Roma per decidere come e quali aule utilizzare».
La soluzione è questa: l’aula magna Alessandrini sarà il punto fermo e, a questa, verranno affiancate altre due aule del tribunale ancora da definire, che potrebbe essere l’aula 1 dei maxi processi, quella più ampia per intenderci, unita all’aula 2 o 3. Le tre aule verranno fornite di schermi giganti, e messe tecnicamente in comunicazione fra loro, in maniera di dare la possibilità a tutte le parti di partecipare in contemporanea ad ogni fase del procedimento, e di poter interloquire fra loro e con il giudice, pur essendo dislocate in aule diverse.
«È stata ritenuta la soluzione più idonea e meno costosa, perché una volta installati gli schermi e collegate fra loro le aule si potrà andare avanti spediti. Questo permetterà anche», aggiunge il presidente del Tribunale, «di tenere una seduta alla settimana e, dunque, di andare avanti più velocemente. Tutto questo salvo scelte processuali diverse. Se dovessero esserci delle richieste di riti alternativi condizionati, allora i tempi potrebbero cambiare, ma solo per necessità tecniche».
D’altronde, poter tenere l’udienza venerdì prossimo era una eventualità che non è stato possibile da subito prendere in considerazione, proprio perché per allestire le aule è necessario del tempo e quindi lo slittamento a settembre era obbligatorio. E comunque, con i termini di prescrizione bloccati (peraltro la prescrizione per questo procedimento sfiora i 20 anni) problemi sotto questo punto di vista non dovrebbero esistere.
Il procedimento davanti al gup Gianluca Sarandrea è comunque nella sua fase iniziale e il giudice deve ancora procedere alla discussione, per decidere sulla unificazione dei due procedimenti in corso, che al momento viaggiano in parallelo.
Il primo è quello sul disastro che conta 25 imputati, l'altro è quello sul depistaggio dove figurano sette imputati, tutti della Prefettura.
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