Rigopiano, udienze ferme La proposta dei familiari

7 Aprile 2020

Il Comitato vittime chiede la ripresa certa alla data fissata del 10 luglio «Pronti ad accorpare i nostri legali per non affollare l’aula, ma basta rinvii»

PESCARA. È stata una risposta di buon senso e responsabile, e nello stesso tempo propositiva, quella del presidente del Comitato vittime di Rigopiano, Gianluca Tanda, all’indomani della notizia del rinvio al prossimo 10 luglio dell’udienza del procedimento sul disastro dell'hotel dove persero la vita 29 persone.
«In un momento delicato, dove le preoccupazioni e le paure sono sempre più presenti nei pensieri di tutti», afferma Tanda, «e in particolar modo di chi ha perso un affetto e un proprio caro, non possiamo fare a meno di pensare al nostro futuro processuale e ai nostri cari, strappati anche loro prematuramente alla vita. Quindi il pensiero unico e condiviso da tutti i familiari è quello di riprendere il prima possibile le udienze ad ogni costo. Le restrizioni e le procedure adottate dall'inizio dell'emergenza le rispettiamo e saremo i primi a farlo, ma questo non deve essere assolutamente un alibi per ulteriori rinvii indipendentemente dalle sospensioni della prescrizione. Ci sono genitori anziani che rischiano ogni giorno di non riuscire a vedere o, peggio ancora, a sapere, la verità: da tre anni chiedono solo questo».
Il pericolo è che anche la data del 10 luglio potrebbe subire un rinvio se dovesse persistere, come sembra stia accadendo, ancora il timore di allargare il contagio e dunque la necessità di mantenere il distanziamento sociale. E anche il Comitato ne è consapevole: «Cercheremo in ogni modo e con tutti i mezzi possibili a nostra disposizione», prosegue Tanda, «di far ripartire le udienze al più presto, pur rispettando alla lettera ogni decreto imposto a tutela e salvaguardia della salute pubblica».
E qui si innesca la proposta del Comitato vittime. «La tecnologia e la razionalizzazione delle figure protagoniste del sistema giudiziario possono insieme trovare diverse soluzioni tecnico-procedurali per far sì che l'udienza preliminare si possa celebrare, per arrivare finalmente a una calendarizzazione rapida del processo vero e proprio. Noi ci saremo comunque: fuori dell’aula, a debita distanza sociale, delegheremo i nostri legali affinché ci possano comunque rappresentare in aula nel numero consentito. Confidiamo nel buon senso di tutti. Il 10 luglio l'udienza dovrà essere celebrata. Subiamo rinvii su rinvii, è il sesto a cui assistiamo. La nostra volontà è quella di accorpare più avvocati al fine di limitarne la presenza e di affollare inutilmente l’aula. Saranno disposti a ciò», conclude Tanda, «anche gli altri collegi della difesa?».
Sulla questione interviene anche l’avvocato Romolo Reboa, che assiste diverse delle parti offese. «Il problema è che non sappiamo se il 10 luglio sarà possibile avere quella vicinanza normale che consenta la prosecuzione del processo, considerato che l’aula del tribunale non è in grado di contenere tutti i soggetti. A Grosseto», prosegue il legale, «con il caso Costa Concordia, si è deciso di affittare un teatro per celebrare il processo. Con una scelta simile anche a Pescara non si avrebbe più il problema della disponibilità dell’aula, con la possibilità di rinvii molto ravvicinati e probabilmente si potrebbe far fronte con più facilità anche alle situazioni di emergenza sanitaria».
Ma la soluzione si potrebbe anche trovare in casa, magari utilizzando per le udienze l'aula magna del tribunale. È una possibilità che potrebbe essere valutata dal presidente di Palazzo di giustizia, Angelo Mariano Bozza.
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