Rigopiano, vanno all’asta i beni dell’hotel

10 Novembre 2019

Champagne, vini e mobili venduti al miglior offerente. L’avvocato dei parenti delle vittime: «Un macabro brindisi»

PESCARA. La vendita all'asta di quei pochi beni che sono stati recuperati dal disastro di Rigopiano dove il 18 gennaio 2017 una valanga distrusse l'hotel e fece 29 morti, ha gettato nuovamente nello sconforto le famiglie delle vittime di questa tragedia. «Ciò che ha sconvolto i miei assistiti», scrive in una nota l'avvocato Romolo Reboa, che assiste alcuni dei familiari delle vittime di Rigopiano, «è che vi è stata una macabra asta che ha visto più persone competere per assicurarsi le bottiglie della cantina della morte».
Bottiglie, ma anche oggetti di vario genere, posti in vendita – afferma il legale romano – dal curatore del fallimento 70/2010 Del Rosso srl, che risulta proprietario dei mobili dell'hotel Rigopiano e che li ha messi in vendita con l'autorizzazione del giudice delegato Capezzera. Questa prima asta del 30 ottobre scorso è andata deserta per tutto tranne che per la cantina di vini pregiati dell'hotel.
CHI FARÀ IL BRINDISI. «Non si conosce il nome di chi farà il macabro brindisi», scrive Reboa, « al prezzo di aggiudicazione di 1.800 euro e chi ha partecipato per rilanciare, dato che il prezzo base era di 700 euro». Indubbiamente un affare, anche se di cattivo gusto per usare un eufemismo, per chi si è aggiudicata la cantina che conta anche bottiglie di pregio fra champagne, vini e birre. Ci sono bottiglie di Dom Perignon, di Crystal, di Ca' del Bosco, Pommery, ma anche cartoni e cartoni di vini rossi, bianchi e rosati di tante cantine abruzzesi e non solo. Magnum di vino rosso pregiate, Brunello di Montalcino e molte altre confezioni anche piuttosto costose.
Insomma centinaia di bottiglie che costituivano una parte della cantina di quell'hotel di lusso che era il resort di Rigopiano. Certo, partecipare ad un'asta del genere è per pochi "coraggiosi", diciamo così, per chi non si fa certo scrupoli a fiutare la minima possibilità di concludere un affare anche se sa quale significato potrebbe avere correre per aggiudicarsi una cantina o un mobile di un hotel che è stato teatro di un disastro e di una immane tragedia che ha lasciato una ferita insanabile nelle famiglie delle 29 vittime. Ma va anche detto che si tratta pur sempre di un'asta giudiziaria, autorizzata dal Tribunale, che viene da un fallimento di una società come la Del Rosso spa (Roberto Del Rosso, il gestore dell'hotel, è una delle 29 vittime) e che, con ogni probabilità, potrebbe anche andare a buon fine alla prossima convocazione.
LAMPADARI E LETTINI. L'elenco dei beni posti all'asta è piuttosto lungo e c'è un po' di tutto. Parliamo di 15 lotti dove dalla fontana da muro in pietra si passa ad un lavabo in vetro con colonna monolitica in marmo con rubinetteria; da un lettino per massaggi in legno ad un lampadario in ferro battuto. Ma c'è anche una coppia di cervi in fusione di bronzo e un lupo, sempre di bronzo; e addirittura una casetta di legno da esterno usata come gioco per i bambini, senza parlare di una moltitudine di specchi di vario genere e foggia. «Ciò che ha lasciato perplesso me ed i colleghi», scrive ancora l'avvocato Reboa, «è che nella vicenda esca oggi un soggetto nuovo, il fallimento Del Rosso srl: un curatore fallimentare, mai ascoltato nell'inchiesta penale, che potrebbe rivelare informazioni preziose sullo stato dei luoghi, sulle autorizzazioni, che mi riservo di convocare per un a audizione in sede di indagini difensive».
LA PROSSIMA TAPPA. E il legale torna ancora sulla mancata costituzione di parte civile nel processo da parte dello Stato contro i vertici della Prefettura finiti sotto inchiesta per frode processuale e depistaggio. Il ministro della Giustizia Bonafede ha comunque fatto sapere che darà disposizione affinché nella prossima udienza questo importante passaggio in favore delle famiglie delle vittime avvenga. La data già fissata per la prossima udienza è quella del 29 novembre quando il gup Gianluca Sarandrea dovrà dire se accetterà o meno l'unificazione del procedimento madre con quello appunto del depistaggio. Una decisione che appare piuttosto scontata data la stretta connessione, ma occorre comunque quel passaggio ufficiale che darebbe il via alla discussione di un maxi processo per la tragedia di Rigopiano.