Rimossa la tenda di Misha il chitarrista dalla Nave di Cascella

Intervento dei vigili urbani, portata via la dimora dell’artista russo-abruzzese che si esibisce in centro
PESCARA. «La mia musica mi emoziona e quando la gente applaude le mie interpretazioni, io mi sento realizzato». La strada è il palcoscenico dove si esibisce ogni giorno, con pezzi di De Andrè, Gaber, Modugno, Dean Martin, per raccogliere l'obolo di gente curiosa e affascinata dalla melodia della sua chitarra.
Ma da ieri la dimora di Mikhail Lavrinov, Misha per il suo pubblico, 30 anni, un po’ russo e tanto abruzzese, segno della Vergine, occhi azzurri, viso angelico, modi garbati, non è più la Nave di Cascella, vicino a un gabinetto chimico. I vigili hanno dato lo “sfratto” alla sua tenda - piazzata là da parecchie settimane - nell’ambito di un’operazione che ha portato anche a multare 20 prostitute in città e ad allontanare 2 romeni che bivaccavano nella zona del Bingo.
Misha da tre anni viaggia da una città all'altra, veste etnico e colorato, mangia dove capita e quando possibile. Si trascina dietro un carrellino con amplificatore, microfono e abiti di scena, giacca appesa ad una gruccia, cappello a bombetta per raccogliere le offerte, occhiali a specchio, sigaretta Lucky Strike, niente orologi, niente telefonini. L'arte del trasformismo l'ha imparata dal papà musicista, che ha ispirato la sua vita nomade.
E quando tramonta il sole, è «felice di tornare nel suo hotel a cinque stelle sul mare», una piccola tenda grigia con i bordi celesti, logora e strappata, che monta dentro le pinete o sulle spiagge d'Italia, sue location preferite per «la quiete e la bellezza delle albe mattutine».
Una scelta non casuale: «Ho piazzato la tenda in un posto non troppo nascosto per motivi di sicurezza: una volta nella pineta di Viareggio mi hanno puntato un coltello alla gola e derubato di tutto, da quel momento scelgo solo luoghi riparati ma non troppo. Nelle vicinanze di corso Umberto mi esibisco ogni pomeriggio dalle 16 alle 19 e accanto ad un bagno per la mia toilette quotidiana». Nato l'8 settembre 1985 a Rostov sul Don, la più grande città della Russia meridionale, nello stesso quartiere che ha dato i natali al mostro di Rostov, Andrej Cikatilo, serial killer accusato di aver ucciso 53 persone, tra cui tanti bambini, tra il 1978 e il 1990.
«Eravamo vicini di casa, ma io non l'ho mai conosciuto personalmente», puntualizza.
Quando è giunto in Italia?
Avevo 10 anni, era il 1995. Arrivai a Francavilla con mia madre e mia sorella per raggiungere mio padre, musicista trasformista entrato a far parte di una famosa orchestra locale. Lui mi ha insegnato a strimpellare la chitarra all'età di 13 anni e ad amare la musica, che però abbandonai per diventare barman professionista. Per alcuni anni ho avuto una mia attività nell'aquilano, cantavo e suonavo per i clienti, ma qualcosa dentro di me urlava. Ero insoddisfatto e per un periodo ho avuto problemi con l'alcool. Un giorno, però, tre anni fa, ho detto basta a tutto, ho comprato la tenda e sono andato via lasciandomi un mondo dietro le spalle che per certi versi, mi fa ancora soffrire».
Qual è stata la molla che l’ha spinta a scappare?
«Volevo la mia libertà. Volevo fare l'artista di strada. Volevo vivere con poche cose. Ogni giorno per me è una sfida, perché quando piove non mangio se non posso suonare. Ma questo è il mio stile di vita e non vorrei mai tornare indietro, penso che andrò avanti fino alla vecchiaia, se ci arrivo. Attraverso periodi di alti e bassi, come tutti, giorni euforici e altri di depressione, ma questo lavoro mi permette di andare ovunque e non fermarmi mai a lungo nello stesso posto. Soffro anche, ma amo molto la mia solitudine, in questi giorni alleviata da un romeno, Mario, in tenda con me».
A Pescara da quando tempo vive e per quanto tempo intende ancora restare?
«Giro l'Abruzzo da un paio d'anni, prima sono stato nel Salento e poi tra Viareggio e Padova. Ogni tanto, col bus 38, vado a trovare mia madre che abita a Montesilvano, lungo la Vestina. Ho piazzato la tenda alla nave di Cascella oltre un mese fa. Amo molto questa città perché è molto generosa, questa estate resto, poi, forse andrò via».
Qual è la sua giornata tipo?
«Mi alzo intorno alle sette, faccio colazione e la doccia nella postazione On the road vicino alla stazione. Pranzo e cena, dipende da quanto riesco a racimolare, molto mi aiuta una pizzeria di piazza Primo Maggio. Adoro i dolci, spero che qualcuno me li porti e proteggo la voce con latte caldo e miele. La mattina giro per i mercati rionali e al pomeriggio suono all'angolo tra via Firenze e corso Umberto perché lì c'è una buona acustica. Ho fatto un provino ad XFactor ma è andata male e non so perché. Non volevano un talento, solo una storia da raccontare. L’amore? Ho avuto una love story a Gallipoli, ma è finita perché faccio una vita vagabonda che neppure i miei familiari approvano. Mi piacerebbe trovare una persona da amare, ma dovrebbe avere il coraggio di vivere come me».
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