Rinnovo appalto mense scolastiche: assolti i 6 imputati

PESCARA. A distanza di sei anni dall'inizio dell'inchiesta e dopo anni di dibattimento pubblico, la vicenda legata al rinnovo della gara di appalto per le mense delle scuole comunali vinto dalla Cir...
PESCARA. A distanza di sei anni dall'inizio dell'inchiesta e dopo anni di dibattimento pubblico, la vicenda legata al rinnovo della gara di appalto per le mense delle scuole comunali vinto dalla Cir Food nel 2010, si chiude con un azzeramento totale delle accuse.
Il collegio del tribunale ha emesso ieri una sentenza di assoluzione piena per l'ex dirigente del Comune di Pescara, Germano Marone, il funzionario Paolo Di Crescenzo, all'epoca dei fatti responsabile delle mense, e quattro rappresentanti della società Cir, Giorgio Righi, Alberto Santini, Marcello Leonardi e Camillo D'Ercole. Nonostante che la prescrizione avesse falcidiato praticamente tutti i pesanti capi di accusa che andavano dalla corruzione alla turbativa d'asta, al falso, il collegio presieduto da Maria Michele Di Fine, è entrata nel merito e ha emesso una sentenza che cancella con un colpo solo tutta la costruzione accusatoria della procura: tutti assolti con la formula piena «perché il fatto non sussiste» dalla corruzione, e dalla turbativa d'asta, mentre per il falso c'è stata l'assoluzione per non aver commesso il fatto per il rappresentante della Cir Leonardi, e la prescrizione per il funzionario Di Crescenzo.
Il pm Rosangela Di Stefano (in questo processo si sono alternati diversi pubblici ministeri) aveva concluso la sua breve requisitoria dando spazio alle prescrizioni e con due assoluzioni parziali relative a due imputati Cir.
Il processo era nato nel lontano 2014 su un esposto di un rappresentante del Movimento 5 Stelle nel consiglio comunale dell'epoca, e la procura aveva costruito, su quell'appalto di rinnovo per il triennio 2010/2013, una serie di accuse importanti, per dimostrare come i due rappresentanti del Comune, Marone e Di Crescenzo, avesse favorito la Cir, che aveva in sostanza una sorta di monopolio delle mense, permettendole di operare una sorta di variazione del contratto iniziale, che le aveva permesso di aggiudicarsi la gara, con un risparmio finale che secondo l'accusa era intorno ai 700mila euro. E in questo scambio di favori sarebbe rientrata, sempre secondo la procura, l'assunzione in Cir del figlio di Di Crescenzo. «Il collegamento con l'assunzione del figlio di Di Crescenzo», ha detto il pm, «al di là della prescrizione, esiste: nel momento in cui avviene l'assunzione si consuma il reato di corruzione». Nella sua requisitoria il pm Di Stefano ha ribadito che ci sarebbe stata una variazione nell'esecuzione della gara: «Sostituire il centro cottura è stato un atto illegittimo». Quest'ultima accusa era riferita al fatto che, dopo la firma del contratto, invece di realizzare questo centro cottura del valore di 220mila euro, i due comunali avrebbero permesso alla Cir di sostituirlo con l'acquisto di attrezzature del valore di 90mila euro.
Ma evidentemente le tesi del collegio difensivo (gli avvocati Federico Squartecchia, Donato Di Campli, Emanuela Malatesta e Giulio Garuti), sviscerate nel corso delle numerose udienze andate avanti per un paio di anni, e le testimonianze portate a sostegno degli imputati, sono state recepite dal collegio che ha ritenuto di emettere un'assoluzione piena per quasi tutti i personaggi coinvolti. (m.cir.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

