Riparte il processo su Rigopiano: udienza decisiva per i 30 imputati

Questa mattina si dovrebbe conoscere il numero di richieste per procedere con il rito abbreviato Spunta l’ipotesi di un pool di esperti che faccia chiarezza sulle due tesi contrastanti sul disastro
PESCARA. Il procedimento sul disastro di Rigopiano dove il 18 gennaio 2017, per una valanga che distrusse l'hotel morirono 29 persone, arriva allo snodo più importante di questa fase preliminare che si tiene davanti al gup.
Questa mattina, si dovrebbero conoscere le intenzioni dei 30 imputati: è cioè quanti chiederanno o meno i riti alternativi per decidere le loro posizioni e il loro destino davanti al giudice Gianluca Sarandrea, e soprattutto se saranno richieste semplici o condizionate a qualche ulteriore passaggio istruttorio.
Il numero di questi riti abbreviati si conoscerà soltanto questa mattina, ma le voci di corridoio parlano della quasi totalità degli imputati favorevoli a chiudere il procedimento in questa fase, evitando un dibattimento che avrebbe una durata sicuramente molto lunga visti i numeri di questo processo.
Se dovesse essere così, alcune delle parti civili (che sono circa 150) potrebbero chiedere un rinvio per valutare se concedere o meno il loro consenso e questo dipenderà soprattutto dal numero degli imputati che ne faranno richiesta e dal loro ruolo.
Ma il vero punto interrogativo lo dovrà sciogliere il giudice Sarandrea e probabilmente alla successiva udienza che andrà ovviamente dopo l'estate, alla riapertura delle udienze.
Qualora infatti dovesse arrivare il consenso delle parti ai riti abbreviati, l'ultima decisione spetterà logicamente al Gup che, con molta probabilità, sarà quasi costretto ad affidare ad un pool di esperti una consulenza che faccia chiarezza rispetto alle due, contrastanti, depositate dalla procura della Repubblica e dal collegio difensivo. I periti della difesa sostengono, in estrema sintesi, che la valanga sia stata causata dal terremoto, peraltro imprevedibile. E dopo aver chiarito nella loro consulenza che la Carta per la localizzazione dei pericoli da valanga «non è un documento di previsione e non contiene valutazioni dei limiti che le valanghe in futuro potranno raggiungere», il collegio difensivo evidenzia in conclusione della perizia che «sulla possibilità che la presenza della Clpv avrebbe evitato le conseguenze avute il 18 gennaio 2017 presso l'hotel Rigopiano, la risposta è negativa»: e che le riprese fotografiche che erano a disposizione del servizio cartografico «non fornirebbero elementi che facciano pensare a una situazione di pericolo nell'area di Rigopiano».
Gli esperti della procura hanno invece una posizione diversa con delle precise responsabilità in capo ad alcuni rappresentanti delle istituzioni che vengono poi compendiate nel corposo capo di imputazione che coinvolge rappresentanti della Regione, della Provincia, della prefettura, del Comune di Farindola e anche della stessa gestione dell'hotel. Non solo, ma anche la questione dell'emergenza viaggia su opposte posizioni. Ecco, dunque, che, qualora dovesse esserci una convergenza sui riti alternativi, difficilmente il giudice potrà decidere allo stato degli atti, senza disporre una ulteriore consulenza che fornisca una lettura più chiara della complessa e delicata situazione. Un lavoro sicuramente non facile.
Sarà necessario individuare esperti della materia e possibilmente fuori dai confini regionali, poi sarà necessario dar loro un congruo tempo per analizzare tutti gli aspetti della questione. Insomma, l'udienza di oggi costituirà comunque il vero passaggio alla fase più viva del procedimento che, visto il numero delle parti interessate che sfiora le 250 persone tra imputati, parti civili, parti offese e avvocati, sta andando avanti abbastanza speditamente. I reati contestati ai 30 imputati dai pm Andrea Papalia e Anna Benigni vanno a vario titolo dall'omicidio alle lesioni colpose, dall'abuso d'ufficio al falso ideologico, dal crollo di costruzioni all'abuso edilizio.

