Riparte la Metallurgica Abruzzese in lutto

30 Settembre 2022

Dopo l’incidente in cui è morto l’operaio Fanesi l’azienda di Mosciano Sant’Angelo riprende a lavorare

MOSCIANO SANT’ANGELO. È ripresa ieri la produzione alla Metallurgica Abruzzese di Mosciano Sant’Angelo, ma tra i lavoratori le cose non sono più come prima e il vuoto lasciato dalla scomparsa di Tonino Fanesi, morto in un incidente avvenuto due settimane fa in azienda, è tangibile.
«In qualche modo abbiamo ripreso», spiega Luigi Ranalli, dipendente dell’azienda e amico della vittima, «ma abbiamo una ferita aperta perché è scomparso un collega, è scomparso un amico e siamo ancora frastornati». Dopo la tragedia del 13 settembre scorso, quando ha perso la vita l’operaio specializzato, padre di tre figli e residente a Giulianova, si respira un’atmosfera surreale. Nei giorni scorsi fuori dai cancelli ci sono state le organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero di 8 ore dell’intero settore metalmeccanico della provincia e che hanno manifestato in strada a Teramo, con striscioni in piazza Martiri della Libertà. Ora però la vita ricomincia e l’azienda è ripartita con la produzione. «Un’esperienza forte che è difficile da metabolizzare», continua Ranalli, raccogliendo il sentire comune di tutti i lavoratori della Metallurgica. I suoi colleghi ricordano Fanesi come una persona dedita alla famiglia, ai figli, il primogenito gioca a basket e ha sempre avuto proprio il papà tra i sui principali tifosi anche durante gli allenamenti. Tutti ricordano l'operaio andare in bicicletta al lavoro, da via Montello a Giulianova, dove abitava con la moglie, lavoratrice stagionale in un hotel del Lido, fino a Marina di Mosciano, oltre la pista di kart al confine con Tortoreto, nei pressi del Salinello. «Per noi come forza lavoro e come azienda», racconta l'amico Ranalli, «la morte di Tonino è una ferita profonda». L'operaio 49enne aveva lasciato da qualche tempo la Betafence, alle prime avvisaglie della crisi dell’industria tortoretana. Infatti i contratti di solidarietà non gli avrebbero permesso di mantenere integralmente quel minimo e unico stipendio per la sua famiglia. Così aveva sfruttato la sua esperienza di zincatore per trovare lavoro nella fabbrica “gemella” della Betafence, la Metallurgica Abruzzese. «Ci diceva che aveva di fatto guadato il fiume», raccontano gli amici, «scherzando riguardo al trasferimento sull’altra sponda del Salinello».