riparte la protesta dei genitori contro il piano presentato dal comune

1 Settembre 2021

Oggi riaprono gli asili, ma non tutti i bambini potranno frequentare l’anno scolastico. Sono 180 i bimbi rimasti in lista d’attesa che non hanno trovato posto nei nidi comunali. La soluzione...

Oggi riaprono gli asili, ma non tutti i bambini potranno frequentare l’anno scolastico. Sono 180 i bimbi rimasti in lista d’attesa che non hanno trovato posto nei nidi comunali. La soluzione prospettata dal Comune, cioè quella di riaprire l’istituto Cipì di via Dalla Chiesa a partire da novembre e di assegnare dei bonus una tantum alle famiglie che iscrivono i propri figli nei nidi privati, non soddisfa diverse mamme. Il coordinamento dei genitori dall'inizio dell'estate ha fatto richieste precise, sollecitando una pronta risposta in quanto anche nei nidi privati i posti erano scarsi in rapporto al bacino d'utenza. «Tanti si sono riempiti la bocca con parole come “Bando Pescara solidale”, voucher in aiuto alle famiglie», dicono alcune mamme, «ma probabilmente chi governa la nostra città non sa che anche con la cifra massima a disposizione delle famiglie tramite i voucher una tantum, cioè 475 euro non si copre nemmeno una mensilità delle rette dei nidi privati della nostra città. Con questo operare sconsiderato e superficiale non si è data inoltre continuità alla formazione dei bambini che l'anno scorso hanno usufruito dei fondi “Il nido, diritto dei bambini”. Diritti che sono stati strappati via, non solo a causa dell'assenza di fondi ministeriali, regionali e locali, purtroppo non pervenuti, ma anche e soprattutto quando è stata bocciata la variazione di bilancio che avrebbe permesso loro di tornare in classe domani». «Senza considerare che i prezzi degli asili nidi privati in città», fanno presente le mamme, «variano tra i 450 e i 700 euro mensili. Una famiglia monoreddituale non può affrontare costi del genere senza una sovvenzione. Inoltre, si parla tanto di quote rosa, di aiutare le donne nel reinserimento nel mondo del lavoro, ma senza che vengano garantiti questi servizi, è impossibile per moltissime mamme tornare a lavorare. Noi del comitato genitori siamo amareggiati, delusi da un'amministrazione che fa poco per tutelare la fascia dei bimbi più fragili, quella da 0 a 3 anni».