Riparte la scuola, tornano i bulli La polizia: «Ragazzi, denunciate»

24 Settembre 2022

Narciso (Polpost): il fenomeno non è allarmante, ma con il ritorno in presenza potrebbe aumentare Di Frischia (Mobile): ci capitano casi in cui le liti iniziano sul web e finiscono per strada, con i coltelli

PESCARA. C’è il ragazzino che posta in rete il video nel quale il compagno di scuola, ignaro, si ritrova sul web deriso e preso in giro. C’è l’adolescente che si fa ritrarre in pose osé per dare la prova d'amore al ragazzo che le piace. Ci sono quelli che rubano le credenziali dei profili per sbeffeggiare gli amici. Sono tante le declinazioni del bullismo e del cyberbullismo di cui si torna a parlare ogni anno nelle scuole, ancor di più quest’anno, col ritorno in classe in presenza e quindi con maggiori momenti di socialità. Elisabetta Narciso, vice questore e dirigente del compartimento della polizia postale e Gianluca Di Frischia, capo della squadra mobile, rilanciano l’allarme a poche settimane dal ritorno, anche a Pescara, della campagna nazionale di sensibilizzazione “Una vita da social” per spiegare, soprattutto ai giovanissimi, le insidie della rete.
Prevenire e denunciare: sono le parole chiave da adottare nel caso in cui ci si ritrovi protagonisti di un episodio di bullismo o cyberbullismo.
«La prevenzione la facciamo nelle scuole, parlando agli studenti e coinvolgendo genitori e docenti che si mostrano sempre più sensibili all’argomento», spiega Narciso, ma quando ci si ritrova impigliati nella morsa di attacchi e vessazioni, «la strada da perseguire è la denuncia alle autorità». A Pescara «il fenomeno non è allarmante», ma c'è, «e col ritorno in presenza potrebbe aumentare». Nelle scuole «durante gli incontri ci rendiamo conto che i ragazzi conoscono molto bene il web, addirittura ci chiedono come è possibile rendersi anonimi col dark web», uno strumento per progettere la privacy. «I ragazzi non capiscono, talvolta, di fare cose al limite quando, comportandosi come fosse un gioco, postano in rete il video del compagno che viene deriso e mortificato», prosegue il dirigente Polpost che ricorda come sia possibile inviare alle forze dell’ordine segnalazioni di violenza anche in forma anonima attraverso la app YouPol, «noi spieghiamo loro che già a 14 anni sono imputabili e possono essere perseguiti penalmente, con il sequestro dei cellulari e che, in conseguenza dei loro atti, possono rovinarsi la vita e avere problemi un domani durante la ricerca di un lavoro».
E per sottolineare la gravità delle conseguenze di un comportamento sbagliato spieghiamo ai ragazzi e alle famiglie che «nel momento in cui un video va online si può, sì, chiederne la rimozione attraverso il garante della privacy, ma siccome dal web non si cancella nulla, altrove nella rete possono essere stati già copiati e riprodotti».
Il capo della squadra mobile pescarese, Di Frischia, sottolinea con forza che «chi si sente vittima di atti persecutori non deve tenersi tutto dentro, magari per vergogna, ma deve trovare la forza di chiedere aiuto rivolgendosi a un adulto, che sia genitore o insegnante, i quali poi provvederanno a denunciare alle forze dell’ordine», o anche ricorrendo al cosiddetto «ammonimento» del questore, provvedimento che nasce con lo scopo di garantire alla vittima di violenze o cyberbullismo, una tutela rapida e anticipata rispetto alla definizione del procedimento penale. Il dirigente esorta scuola e famiglia a non abbassare la guardia: «I ragazzi sono anche vittime di emulazione, ripetono gesti fatti da altri, inconsapevoli di fare del male. Non vanno abbandonati alla rete, “cresciuti” dagli influencer che si tendono, poi, a scimmiottare. Ci capitano casi in cui le liti cominciano sulla rete e finiscono per strada, con i coltelli in mano», come accaduto a inizio anno davanti ad una scuola pescarese. Per tale ragione «sono importanti le campagne di sensibilizzazione nelle scuole con le quali si punta alla prevenzione e si danno suggerimenti su come usare con contezza il web», conclude il capo della Mobile.