Ripartono le indagini per Gioia «Cercatela vicino alla sua casa»

24 Dicembre 2021

Parla la presidente dell’associazione Penelope Natali dopo l’apertura dell’inchiesta per omicidio «Nell’abitazione ci sono vestiti, scarpe e libri. Chi si allontana non abbandona oggetti dei propri cari»

MOSCUFO. «Bisogna cercare intorno alla sua villa, tra pozzi e corsi d’acqua. Crediamo che Gioia non si sia allontanata da Moscufo». Ne è convinta l’associazione Penelope, guidata in Abruzzo da Alessia Natali, che lancia l’appello alle istituzioni all’indomani della riapertura delle indagini per omicidio (e non più per allontanamento volontario), da parte della procura pescarese, sul caso della scomparsa, quattro anni fa, dell’ex dipendente comunale Giovina Annalisa Mariano, detta Gioia, che oggi avrebbe 64 anni.
Mercoledì scorso il pubblico ministero Anna Benigni ha aperto un fascicolo contro ignoti. E sono in corso le audizioni dei parenti della donna sparita dalla sua casa di Moscufo l’8 marzo 2017 alle 8 del mattino.
«Stiamo preparando un’ampia documentazione da depositare in procura», afferma Natali, presidente dell’associazione che si occupa della ricerca di persone scomparse, «nella quale spiegheremo le ragioni per cui è necessario scandagliare la zona circostante la villa, che da tempo non è più di proprietà di Gioia, e ispezionare i pozzi e corsi d’acqua dove i nostri volontari hanno già effettuato un sopralluogo».
Una operazione che, secondo Natali, «non sarebbe mai stata fatta fino ad oggi, secondo documentazioni in nostro possesso». «Siamo convinti», prosegue Natali che ha ascoltato le testimonianze dei cugini della donna sparita, che si sono rivolti alla trasmissione di Rai 3 Chi l’ha visto e si occupa del caso da mesi, «che Gioia non si sia allontanata molto dalla sua casa» contrariamente a quanto pensano i familiari più stretti della Mariano, il fratello e il nipote, secondo i quali Gioia si sarebbe «allontanata volontariamente» per raggiungere località del Nord dove la donna aveva frequentazioni.
Natali riferisce che nella villetta di Moscufo «dove persino il suo nome è rimasto sul campanello, malgrado la dimora appartenga ad un altro proprietario, ci sono ancora le scarpe, i vestiti, gli oggetti e i libri di Gioia. E nella cantinetta sottostante sono allineate almeno 150 bottiglie di vino della collezione privata di suo padre Agostino e un fazzoletto con la lettera L di nonna Liliana. Una persona che decide di allontanarsi volontariamente» è la tesi di Penelope, «non abbandona gli oggetti delle persone più care». Conclude, Natali: «Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura. E la nostra associazione offre assistenza psicologica ai parenti e i familiari di Gioia, compresi, se lo vorranno, anche il nipote e il fratello».