Ris a caccia di tracce sulla pistola La verità sull’arma tra 45 giorni

25 Novembre 2022

Gli investigatori pronti a comparare il Dna dei tre indagati con i reperti ritrovati in mezzo alle erbacce Il 26 gennaio si tornerà in aula e i carabinieri mostreranno i risultati degli accertamenti scientifici

PESCARA. Davanti al gip Giovanni de Rensis si è tenuta ieri l’udienza per l’affidamento dell’incarico ai Ris di Roma, il raggruppamento dei carabinieri che si occupa di investigazioni scientifiche, di comparare il Dna dei tre pescaresi indagati per il delitto dell’architetto 66enne Walter Albi e il ferimento dell’ex calciatore Luca Cavallito, 49 anni, con alcuni reperti posti sotto sequestro dalla procura di Pescara. L’incidente probatorio era stato richiesto dal difensore di Cosimo Nobile, l’avvocato Luigi Peluso, in quanto il suo assistito era stato il primo destinatario di un provvedimento ad hoc, chiesto dalla procura al gip (titolari dell’inchiesta sono il procuratore aggiunto Annarita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni) per acquisire agli atti il suo Dna. Poi la richiesta si è allargata anche agli altri due indagati: Renato Mancini e Fabio Iervese (difesi dagli avvocati Franco Perolino e Luca La Gorga), entrambi attualmente in carcere ma per un’altra vicenda: la rapina all’agroalimentare di Cepagatti. Presente all’udienza il solo Iervese, al quale è stato già prelevato il Dna, mentre manca ancora Mancini che comunque ha già dato il suo consenso. Il giudice ha concesso ai Ris 45 giorni di tempo: si tornerà in aula il 26 gennaio prossimo per conoscere i risultati degli accertamenti tecnico-scientifici.
Il difensore di Nobile ha comunque nominato un proprio esperto che è il professor Liborio Stuppia dell’università d’Annunzio, mentre Mancini e Iervese si sono riservati di nominare un loro perito. I Ris dovranno comparare il Dna degli indagati con quello trovato su alcuni reperti sequestrati il 2 settembre scorso, e quindi un mese dopo la sparatoria al Bar del Parco avvenuta il 1° agosto 2022, fra le sterpaglie, nel luogo dove il primo agosto venne ritrovato lo scooter utilizzato dal killer. Nelle sterpaglie gli investigatori hanno trovato il castello di una pistola semiautomatica, un caricatore con 5 colpi 9.21 (come quello che uccise Albi e ferì Cavallito), un cellulare, scarpe sportive e un casco. Su questi reperti sarebbero presenti tracce genetiche che la procura vuole appunto mettere a confronto con il Dna dei tre indagati per l’omicidio e il tentato omicidio e per la rapina all’agroalimentare. La pistola sarebbe quella che i due esecutori materiali della rapina (che la procura suppone essere Nobile e Costantino Petragallo) avrebbero portato via alla guardia giurata poi rapinata di circa 30 mila euro.
L’esame, qualora il Dna dovesse corrispondere, potrà solo individuare semmai l’esecutore della rapina, ma non anche il responsabile dell’omicidio perché finora non è stato accertato che quell’arma sia la stessa usata per uccidere Albi. L’esame balistico non è stato possibile farlo in quanto è stata ritrovata soltanto una parte della pistola, che manca della canna, indispensabile per accertare se ha esploso il colpo che ha ucciso Albi.