Risale il monte ore: spiraglio alla Brioni per i lavoratori

1 Dicembre 2018

PENNE. Importante vertice in Confindustria tra i sindacati, le rappresentanze sidndacali unitarie e i vertici dell’azienda Brioni. Un primo incontro tra le parti per capire le strategie future della...

PENNE. Importante vertice in Confindustria tra i sindacati, le rappresentanze sidndacali unitarie e i vertici dell’azienda Brioni.
Un primo incontro tra le parti per capire le strategie future della holding francese Kering, dal 2012 proprietaria di Brioni, soprattutto in base agli accordi siglati il 4 aprile 2016, che permisero di scongiurare ben 400 esuberi. Dall’incontro sono usciti fuori significativi segnali di luce per i lavoratori.
«L'azienda ci ha presentato un piano che prevede il passaggio a 34 ore (per i lavoratori adesso a 32 ore settimanali) per il 2019 e un progetto per il 2020 di arrivare a 36 ore settimanali. Anche i part-time (da 16 ore settimanali) avranno un aumento di ore, ma il tutto verrà definito nei prossimi incontri», spiegano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali Antonio Perseo (Filctem-Cgil), Leonardo D’Addazio (Femca-Cisl,) e Luca Piersante (Uiltec-Uil).
La Roman Style, vale a dire il comparto produttivo della maison Brioni (marchio), «diventerà il polo produttivo dei marchi di Kering: quindi oltre a Brioni, anche Gucci, Bottega Veneta, McQueen, Balenciaga Yves Saint Laurent. Siamo soddisfatti con alcune riserve, che spiegheremo lunedì prossimo in assemblea innanzitutto ai lavoratori», chiariscono ancora i sindacati.
Per l’azienda Brioni, oltre all’amministratore delegato Fabrizio Malverdi, hanno preso parte al tavolo di lavoro anche il direttore delle risorse umane, Ivan Mazzei; il capo del personale, Federico Esposito, e il direttore suplly chain, Nicola Di Marcoberardino.
Erano presenti anche il direttore di Confindustria Luigi Di Giosaffatte e il funzionario Massimo Cervellini. Da aprile 2016 sono stati 136 gli esuberi e tantissimi lavoratori si sono ritrovati costretti ad accettare una riduzione di orario con una conseguente riduzione salariale: da 36 e 40 ore a 32 ore e, in alcuni casi, anche a 16 ore.
In base al piano industriale Brioni che è datato 2016, portato avanti dall’allora amministratore delegato Gianluca Flore, le commesse sarebbero dovute salire del dieci per cento, passando da 31mila a 35mila capi venduti all’anno.
«Quest’anno abbiamo prodotto, oltre al marchio Brioni, per Gucci, Ysl, Bottega Veneta, Amq e Balenziaga oltre 50mila capi. Questo ci ha permesso non solo di avere lavoro per tutti, ma soprattutto di riequilibrare i debiti di banca che erano stati accumulati negli anni passati. Ci auguriamo una tempestiva risposta che permetta tutti di cominciare a raccogliere i frutti del lavoro svolto», scrive in una nota interna il Ceo Brioni Fabrizio Malverdi.
Nei prossimi incontri, sicuramente se ne saprà di più. Di certo, la risalita delle commesse potrebbe sicuramente influire positivamente sul futuro di tutto il comparto lavorativo Brioni, da sempre linfa vitale per tutto il comprensorio vestino. (f.bel.)
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