Risarcita di 4 milioni dopo venti anni

16 Aprile 2019

Errore medico a Chieti causò danni irreversibili a una neonata. La giunta costretta a cambiare il bilancio per pagare

PESCARA. Marinella immagina la vita da dietro un vetro, e chissà cosa pensa quando sente gli altri bambini correre e giocare. Lei non può neanche camminare, non vede bene, e non riesce a nutrirsi da sola. Tutta colpa di una diagnosi sbagliata, che ha innescato una serie di errori ai quali, oggi, non si può più porre rimedio. Era appena nata, e nessuno in reparto si accorse che quella macchia non era un livido, ma il segno di una gravissima emorragia che le avrebbe impedito di vivere la sua vita di bambina, prima, e di giovane donna poi. Sono passati quasi 20 anni, e ora, finalmente, potrà essere risarcita. Chissà, se una parte di quei soldi fosse arrivata subito, forse la sua famiglia avrebbe potuto provare a curarla.
UNA STORIA LONTANA. Ci sono voluti 20 anni, e sentenze di ottemperanza che nessuno ha ottemperato, fino a quando il Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, ha chiesto lumi alla Regione. Il numero uno di Palazzo delle Finanze, ha chiesto «aggiornate notizie», in merito all’ultima sentenza emessa dal Tar Abruzzo nel 2018, con la quale si obbligava la Regione a dare seguito a una precedente pronuncia del Tribunale civile dell’Aquila. È quella del 2015, con la quale già il giudice Ciro Riviezzo, presidente del tribunale, ha fatto giustizia e ordinato alla Regione di pagare il risarcimento. La Regione aveva 90 giorni di tempo, ma non ha provveduto, tanto da costringere i familiari della ragazza, rappresentati dagli avvocati Antonio Di Giacomo e Sonia Giallonardo (domiciliataria) a ricorrere al Tar, dove hanno incassato un’altra vittoria. Ma chi doveva pagare ha continuato a ignorare le decisioni dei tribunali. La gravità delle condizioni di salute della ragazza era nota. «La potenzialità futura allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e extralavorativa», scriveva il giudice Riviezzo nella sua sentenza, «e perfino gli atti della vita quotidiana, sono compromessi in maniera totale», come ha sottolineato il consulente tecnico d’ufficio che ha parlato di «colpevoli ritardi dei medici» che all’epoca di occuparono del caso. Conclusioni, si legge nella sentenza del giudice Riviezzo, «assolutamente condivisibili», e che non sono state neanche contestate nel corso del giudizio. Un quadro clinico che richiede assistenza continua da parte dei genitori, che hanno dedicato l’intera esistenza alla cura della piccola.
LA DELIBERA. E si arriva all’8 aprile scorso quando la Regione, adottando una procedura d’urgenza, approva una delibera con la quale autorizza una variazione al bilancio dell’ente e uno storno dal fondo delle quote accantonate «per passività potenziali» e dare, finalmente, esecuzione al giudicato che l’ha vista soccombere. La Regione, va detto, ha “ereditato” il contenzioso quale titolare della vecchia gestione liquidatoria della Asl di Chieti. Durante la seduta della giunta dello scorso 8 aprile (presieduta dal governatore Marco Marsilio), l’ente ha deliberato di procedere al pagamento di oltre 4 milioni di euro. A firmare la delibera è stato l’assessore Guido Quintino Liris. A questa cifra si è arrivati sommando al danno anche gli interessi legali maturati nel coso della causa, esattamente come aveva stabilito il giudice .
IL COMMISSARIO. La Regione è obbligata a provvedere, perché in caso contrario il commissario ad acta (lo stesso Ragioniere dello Stato), in mancanza di riscontri, è legittimato a porre in essere «in via sostitutiva i provvedimenti necessari».