«Rischiamo di diventare periferia»

Cittadini diffidenti, ma c’è anche molta curiosità: «Miglioreremo»
SPOLTORE. A Spoltore la fusione con Montesilvano e Pescara sembra un fatto quasi dimenticato: al Coffee Brunch di via Di Marzio gli avventori cadono dalle nuvole. «Non ne so molto, e non mi interessa particolarmente», chiude lapidario Ernesto, pensionato che sintetizza a grosse linee gli umori di chi lavora al bancone.
Diversa la situazione in Comune, tra i cittadini in fila per gli uffici. «È da tempo che si parla di questa fusione», rimarca Franco D'Agostino, «da un lato è un fatto positivo che resti qui il Comune, perché Spoltore ha un territorio grande e molti abitanti, dall’altro le unioni rendono più forti». Parere opposto quello di Marco e Stefania, che si sono trasferiti da poco a Spoltore con i bambini: «Non è una cosa positiva», osserva Stefania, «se qui per parlare con il sindaco si aspetta una settimana, a Pescara siamo ancora in lista d’attesa. Poi si perdono spesso le pratiche, richiamano in ritardo sulle scadenze», conclude Stefania, «una realtà più piccola è più facile da organizzare».
Meno netto Walter Asciutti: «Quattro anni fa ero indeciso», spiega, «ma poi ho deciso di votare no. La mia paura è che Spoltore diventi una periferia: è chiaro che al centro delle decisioni, un domani ci saranno le esigenze di Pescara».
«Personalmente ho molta curiosità di scoprire come funzionerà questa fusione», dice Antonella Giuliani, «di certo non la vedo come una cosa negativa: in tutto ci sono pro e contro, ma credo che soprattutto dal punto di vista sociale la situazione potrebbe migliorare, perché si metteranno a confronto le diverse realtà».
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