Rischio crollo, il palazzone ora è vuoto

8 Luglio 2021

Ieri mattina sgombero forzato per le ultime 12 famiglie e per tutte le attività commerciali. Il sindaco: «È un atto dovuto»

MONTESILVANO. Un grande dispiegamento di forze, tanta amarezza da parte dei residenti e dei commercianti, ma nessuno scontro o forma di resistenza. Si è svolto in maniera pacifica, ieri a partire dalle 8, lo sgombero del palazzo di via Leopardi che lo scorso 13 maggio era stato dichiarato inagibile attraverso un’ordinanza del sindaco Ottavio De Martinis. A poco meno di due mesi dal provvedimento, alla luce del fatto che nel palazzo continuavano a vivere 12 famiglie e le attività commerciali (bar, ristoranti e pub) erano aperte al pubblico, l’amministrazione comunale, in sinergia con la Prefettura, ha deciso di passare alle maniere forti.
A partecipare allo sgombero forzato sono stati polizia municipale, polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, tecnici comunali e addetti delle società di luce, acqua e gas, forniture che sono state sospese anche per scongiurare occupazioni abusive. Così come hanno fatto chiudere i battenti alle attività commerciali che, dopo il duro periodo del lockdown, hanno accusato particolarmente la decisione del primo cittadino. E sono proprio loro che, dichiarandosi amareggiati per le loro sorti e per quelle dei loro dipendenti stagionali, ora chiedono chiarezza sulle reali condizioni di pericolosità dell’edificio. Intanto, a dichiarare lo sgombero forzato di ieri mattina «un atto dovuto», è il sindaco De Martinis. «L’ordinanza firmata circa due mesi fa intimava all’amministratore del condominio “Riviera”, Giuseppe Cellini, di provvedere immediatamente, sotto la direzione di un tecnico abilitato, alla realizzazione di tutte le opere di messa in sicurezza provvisoria del fabbricato. L’ordinanza non è stata rispettata e a questo punto l’amministrazione comunale si sostituirà, provvedendo in danno del condominio, alle opere di messa in sicurezza. Lo scorso 13 maggio non potevo esimermi purtroppo dall’emanare tale disposizione perché la relazione pervenuta aveva evidenziato uno stato di fatto, che da sola comportava il venir meno dell’agibilità dell’edificio».
De Martinis rivela, inoltre, come finora non sia stato rispettato alcun punto dell’ordinanza attraverso la quale era stato chiesto: lo sgombero immediato delle famiglie residenti e dei locali commerciali, la messa in sicurezza dell’edificio e verifiche tecniche aggiuntive. «Dispiace per tutte le persone coinvolte, comprese le attività commerciale e i loro dipendenti», prosegue, «ma lo sgombero è stato purtroppo un atto dovuto. Abbiamo provveduto a inviare immediatamente gli assistenti sociali dell’Azienda speciale, che si stanno accertando delle condizioni di fragilità di alcuni residenti».