Rischio tagli, Natale di ansia per il lavoro

4 Dicembre 2015

Tornano a protestare le 63 dipendenti della Maiella e Morrone: vogliamo certezze per il 2016. E nel privato 5 emergenze

MANOPPELLO. Sono tornate a protestare, ieri sera, le dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone. Gli stipendi arretrati, da 11, sono diventati tre ma l’ente che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara resta in crisi. Adesso, le 63 dipendenti chiedono «garanzie per il futuro»: la paura è quella dei tagli al personale.

Se l’azienda speciale che si regge sui contributi pubblici – della Regione Abruzzo, della Provincia di Pescara e dei Comuni soci – resta indebitata con Equitalia ed è per questo che rimane sull’orlo del fallimento, il quadro è nero anche nel privato: le imprese simbolo della Val Pescara e dell’area Vestina sono alle prese con ipotesi di esuberi, dagli 80 della Ico di Alanno ai 50 della Brioni. Sarà un Natale di ansia.

Tornando all’azienda speciale, il 31 dicembre prossimo sarà l’ultimo giorno di vita della comunità montana Maiella e Morrone, l’ente proprietario delle quote dell’azienda speciale che è già in liquidazione. Ieri, si è riunita la conferenza dei sindaci dell’ambito sociale 35, presieduta dall’assessore di Manoppello Sandro Petaccia, per discutere del futuro dei servizi sociali nella zona e cioè chi dovrà gestirli dal 2 gennaio 2016 in poi. Una riunione interlocutoria in attesa di una decisione finale che non è ancora arrivata.

«Dal 10 novembre scorso, giorno del consiglio regionale straordinario dedicato al caso della Maiella e Morrone», spiegano le dipendenti radunate sotto il municipio con cartelli e bandiere, «non sappiamo più niente. Inoltre, è stata negata la presenza dei nostri delegati sindacali alla riunione dei sindaci. Negata anche la nostra presenza come uditori. Noi vogliamo soltanto sapere cosa accadrà dal 2 gennaio in poi perché non siamo più disposti a lavorare gratis: vogliamo certezze e non vogliamo essere costretti a mettere in atto proteste per avere i nostri stipendi. Se non avessimo occupato i Comuni di Manoppello e Abbateggio staremmo ancora ad aspettare i nostri soldi».

Le possibilità per il futuro sembrano tre: l’affidamento in blocco della gestione dei servizi sociali a una maxi cooperativa; l’affidamento a piccole cooperative; l’affidamento alle Asp, le Aziende di servizi alla persona della Provincia. «Le Asp», dicono i dipendenti, «sono aziende pubbliche simili alle aziende speciali con un cda e ai loro dipendenti si applica la stessa tipologia del nostro contratto». Però, secondo i dipendenti continua lo scaricabarile tra i politici: «La Regione dice che non è di sua competenza trovare il gestore dei servizi sociali, i Comuni hanno tempi biblici ma ormai non c’è più tempo», per i dipendenti. A questo punto, si profila la possibilità di un’ennesima proroga all’azienda speciale.

E per la comunità montana c’è una scadenza all’orizzonte che, a cascata, potrebbe bloccare il pagamento degli ultimi tre stipendi arretrati: il 15 dicembre prossimo scadrà una maxi rata da 1,3 milioni di euro per mettersi in regola con Equitalia per i mancati pagamenti delle tasse.

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