Rissa alla mensa, le volontarie hanno paura

Gli operatori chiedono più sicurezza dopo la lite con coltello e forbici tra i tavoli della Caritas di via Alento
PESCARA. «Altro che nel cortile, la rissa con il coltello e le forbici è avvenuta dentro la mensa della Caritas e si è trascinata in cucina, con tutto quello che poteva succedere». Lo sfogo è di una delle volontarie della mensa Caritas di via Alento che martedì ha assistito alla sanguinosa rissa che ha portato all’arresto di un somalo e tre ivoriani da parte dei carabinieri. La donna, agitata per quanto accaduto, parla a nome delle tante signore che quotidianamente offrono il loro tempo cucinando e servendo piatti caldi alla mensa dove, dagli 80 ospiti che c’erano in via Bardet si è passati a 160 che ogni giorno si siedono a tavola. «Sono sempre più africani, e sempre più arrabbiati», racconta la donna, «che spesso arrivano ubriachi e nervosi». Così, martedì alle 18.30, secondo il suo racconto, uno di loro durante la cena ha tirato fuori il coltello ferendo il connazionale che, a suo dire, gli aveva rubato dei soldi. Quindi, sempre l’accoltellatore è scappato in cucina inseguito dal ferito sanguinante. E lì, di fronte alle quattro volontarie presenti, ancora l’accoltellatore ha preso le forbici e le ha puntate contro l’altro. «Hanno cominciato a minacciarsi tra di loro, con il sangue dappertutto e noi terrorizzate e con il rischio di finire sotto la minaccia del coltello. Momenti terribili», va avanti la donna, «che mettono alla luce un problema che si trascina da tempo. E cioè che ormai noi volontari, quasi esclusivamente donne, con l’eccezione di qualche pensionato, siamo soli in mezzo a tutte queste persone disperate. Martedì, ad esempio, si è risolto grazie all’intervento di un giovane che in quel momento faceva il capo mensa, ma è stato un caso. Solitanente ci sono solo pensionati in sala». E allora?
«Dopo questo episodio, che ha terrorizzato tutti, si rischia di perdere volontari considerando che alcuni arrivano addirittura da fuori Pescara. Per questo è necessario fare qualcosa, a cominciare dalla porta chiusa a chiave della cucina, dove invece chiunque può entrare e, come è successo, impossessarsi di forbici o coltelli. E poi chiediamo più giovani. Una volta da noi mandavano i carcerati per ravvedimento operoso e ci proteggevano. Adesso è diventato davvero un problema. Abbiamo chiesto ai responsabili della mensa delle presenze maschili giovani, perché la situazione è diventata invivibile». (s.d.l.)
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