Ritrovano mamma e papà e li salvano dal truffatore

La storia di Nadia e Bartolo raccontata dalle Iene in diretta tv. I due coniugi disabili hanno riabbracciato le figlie dalle quali erano stati separati vent’anni fa
SAN GIOVANNI TEATINO. Mascherata, grazie all’intervento de Le Iene, una grave truffa ai danni di due invalidi, Bartolo e Nadia, che abitano alla periferia di Pescara ma frequentano tutti i giorni Sambuceto, dove svolgono lavoretti al parco del bocciodromo comunale e sono molto conosciuti per la loro bontà e semplicità. L’uomo, che ogni primo del mese si faceva consegnare la pensione dalla coppia, è stato fermato dalla polizia – che l’ha denunciato all’autorità giudiziaria – subito dopo aver intascato i 1.100 euro appena ritirati alle Poste di Sambuceto da Nadia e Bartolo.
Il truffatore, finto amico dei due disabili, prima si è trovato davanti la Iena Giulio Golia e davanti alle telecamere di Mediaset è stato perquisito da agenti in borghese della questura, intervenuti dopo la denuncia presentata dalle figlie naturali dei due coniugi. La vicenda ha avuto inizio alcuni mesi fa, quando Isabella e Maria Grazia, entrambe sui 25 anni, sorelle tolte ai genitori da piccole che vivono a Perugia con le famiglie adottive, ricevono una lettera dall’Agenzia delle Entrate di Pescara per imposte arretrate relative a un terreno e a una casa che avevano ereditato a Pescara, eredità di cui erano all’oscuro. Grazie alla comunicazione sulla successione, le due ragazze vengono a conoscenza del fatto che i genitori naturali sono ancora vivi e stanno a Pescara, dove decidono di recarsi per conoscerli.
Una volta a casa di mamma Nadia e papà Bartolo, Isabella e Maria Grazia, riprendono tutto con il cellulare. Si trovano davanti a una situazione di degrado e solitudine. I genitori vivono in una sporca e disordinata, sono accumulatori compulsivi con problemi psichici, al punto che la madre inveisce ancora con la figlia maggiore Isabella perché la accusa di aver organizzato a soli due anni la fuga da casa con la sorellina di appena un anno. Ci mettono poco le due sorelle a capire che, oltre ai problemi di disabilità, qualcosa non va nella vita di Nadia e Bartolo. E che i due invalidi, molto ingenui, sono finiti nelle grinfie di qualcuno che spilla loro denaro e li imbroglia sistematicamente. Per accertare la verità, Isabella e Maria si rivolgono alla questura di Pescara con una denuncia, scrivono alle Iene e nel frattempo fanno le detective. Dopo aver controllato il cellulare del padre, pedinato Nadia e Bartolo per alcuni giorni, tra Pescara e Sambuceto, piazzato microcamere e registratori nascosti in casa, le sorelle scoprono che un personaggio ambiguo, il cui nome inizia per C., e che si spaccia per amico fraterno della coppia, non fa altro che farsi consegnare soldi, inventando storie strampalate, tipo che il sindaco (del quale non fa mai il nome) li sta per assumere in municipio. Ogni scusa è buona per farsi dare denaro da Nadia e Bartolo.
La verità, sulla quale indagherà ulteriormente la magistratura, emerge il giorno in cui i due invalidi si recano alle Poste di piazza Municipio, a Sambuceto, per prendere la pensione, accompagnati in macchina dal solerte C. Nell’ufficio postale, entrano anche le telecamere delle Iene. Nadia e Bartolo ritirano i 1.100 euro del mese ed escono per raggiungere di nuovo l’auto di C.. La Iena Giulio Golia entra in azione quando C. fa scendere dalla macchina i due disabili. L’uomo nega di essersi fatto dare la pensione, ma quando arrivano i poliziotti gli trovano in tasca proprio 1.100 euro che pochi minuti prima aveva negato di avere. A quel punto, gli agenti lo portano via e la Iena Golia cerca di far capire a Nadia e Bartolo che erano vittime di un raggiro e che non esisteva nessun sindaco o vice sindaco che li avrebbe assunti in Comune. D’ora in poi, saranno le figlie naturali a occuparsi di Nadia e Bartolo per ridare dignità e serenità alle loro vite, profondamente segnate da una solitudine che ha consentito a un truffatore senza scrupoli di raggirarli e derubarli.
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