Rivelò segreti d’ufficio, 8 mesi al finanziere

L’esponente di polizia giudiziaria, addetto alle intercettazioni, rivelò a un amico che l’utenza di un indagato era ascoltata
PESCARA. Otto mesi di reclusione. È questa la condanna che il gup Giovanni de Rensis ha inflitto ieri con il rito abbreviato (e dunque con la riduzione di un terzo della pena) a un esponente della polizia giudiziaria della guardia di finanza, A.F., finito sotto inchiesta per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio in relazione all’inchiesta che il pm Andrea Di Giovanni sta conducendo sulle attività dell'imprenditore della sanità, Vincenzo Marinelli.
Una discussione anche piuttosto accesa quella di ieri tra la pubblica accusa, rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini (il fascicolo era stato istruito dal pm Anna Benigni) e la difesa del finanziere, l'avvocato Fabio Nieddu. Era un fascicolo delicato, in quanto l’esponente della polizia giudiziaria, che era addetto alle intercettazioni telefoniche disposte per quella inchiesta ancora aperta, praticamente in tempo reale aveva contattato un suo amico, che aveva rapporti con uno degli indagati intercettati, svelando in sostanza che quella utenza telefonica era ascoltata. La procura, informata di quell’episodio, a tempo di record aveva aperto un fascicolo e avviato indagini, proprio per dimostrare che davanti alla legge tutti i cittadini sono uguali, anche e soprattutto i rappresentanti delle forze dell’ordine. Una indagine velocissima, portata subito all’attenzione del gup visto che il finanziere, che prima voleva sottoporsi a interrogatorio dopo l’avviso di conclusione delle indagini, poi vi aveva rinunciato. La procura aveva comunque agli atti l'interrogatorio dell’indagato e dell’amico del finanziere, un medico che era pure amico di quell’indagato e che poi, inconsapevolmente, svelò a quest’ultimo che il suo telefono era sotto controllo.
I magistrati presero anche visione dei messaggi che il medico aveva scambiato con il finanziere e il quadro si chiuse. Nel capo di imputazione, anche se in maniera succinta, era spiegato tutto.
Il fatto si verificò il primo giugno del 2021: «Dopo aver ascoltato alle ore 11,53 la conversazione telefonica tra uno degli indagati e un medico amico del finanziere», si legge, «intercorsa tra le ore 9,06 e le 9,09 della medesima giornata e avente la seguente sintesi: “L'indagato chiama il medico e gli chiede di inviargli il suo curriculum per aprirgli una storia lavorativa con l’Albania”, a partire dalle successive ore 12,09 il finanziere inviava più messaggi wp al medico con il quale aveva rapporti di frequentazione e amicalità, aventi il seguente contenuto: “Ma Dio santo, più ti dico che non ti devi immischiare con sta gente e tu gli fornisci pure il curriculum. Lasciamo stare... ti sei fatto sentire tutto interessato, bastava dire che non ci volevi collaborare con gli albanesi per pregresse esperienze negative...e che ca... vuoi avere pure ragione adesso”, così facendo chiaramente comprendere l’esistenza delle attività di indagine e di intercettazione in corso al medico, il quale, a sua volta, disvelava le notizie così acquisite ad altri ed infine all'indagato, la cui utenza telefonica in quel procedimento era oggetto di intercettazione diretta».
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