Rogo in clinica, nessun colpevole Insorgono i parenti delle vittime

3 Aprile 2021

Inchiesta per incendio colposo e omicidio colposo, il pm chiede l’archiviazione: nessuna negligenza E l’avvocato Biscotti, legale della famiglia Di Carlo, annuncia il ricorso: «Le responsabilità esistono»

CITTÀ SANT’ANGELO. Non ci sono responsabili per la morte dei due pazienti ricoverati nella clinica Villa Serena, che il 20 maggio del 2019 persero la vita per asfissia a seguito di un incendio che si sviluppò nella stanza dove i due erano allettati. E dove un terzo paziente fu salvato dal pronto intervento del personale della struttura.
È quanto emerge dalla lettura della richiesta di archiviazione dell’inchiesta (contro ignoti con le accuse di incendio colposo e omicidio colposo), firmata dal pm Rosangela Di Stefano. Una decisione che ha fatto scattare l’indignazione dei familiari delle vittime: l’ex oculista di Vasto, Domenico Di Carlo, 51 anni, e Amerigo Parlante, 63enne di Roccamontepiano. Le parti offese sono sempre state convinte della responsabilità quantomeno in carico ai vertici della struttura sanitaria per non aver vigilato sui movimenti dei pazienti psichiatrici ricoverati. «Siamo amaramente sorpresi», afferma l’avvocato Walter Biscotti che assiste la famiglia Di Carlo, «del provvedimento di archiviazione proposto dal pm. Rimangono forti perplessità sul mancato riscontro di responsabilità. Due persone sono morte in circostanze che si fa persino difficoltà a raccontarne le modalità. Siamo convinti che le responsabilità esistano. In queste ore potremmo prendere cognizione di tutti gli atti di indagine. I familiari delle vittime chiedono giustizia e verità e già annunciamo che sarà depositata al gip una opposizione all’archiviazione per chiedere nuove indagini».
Una reazione prevedibile anche se la procura ha svolto una puntuale serie di accertamenti su tutti i fronti, disponendo una ulteriore consulenza proprio qualche mese fa. Nella richiesta di archiviazione il pm tocca vari argomenti e non ultimo quello dell’eventuale responsabilità della clinica, più volte sollecitata dalle parti offese (anche dall’avvocato Fernando La Rovere che assiste la famiglia Parlante). «Alla luce dell’esito delle indagini e della disposta consulenza tecnica», scrive il pm Di Stefano al gip, «alcun rimprovero pare a questo pm potersi muovere al personale amministrativo, sanitario e parasanitario del nosocomio ove le parti offese sono decedute. Certo, infatti», e qui il magistrato entra nello specifico, «che la cura di pazienti psichiatrici, abbandonate le pratiche della segregazione, non può eliminare del tutto il potenziale pericolo di condotte inconsulte, il cui rischio rientra nel così detto “rischio consentito”, insuperabile ma comunque accettato dalla scienza medica e dalla società: alcun elemento di negligenza è emerso nella gestione del reparto e nella sistemazione della struttura, dotata di adeguato personale, idonei luoghi e materiale, e ciò in particolare in relazione alla prevenzione del rischio incendi». Il magistrato spiega come le indagini non abbiano consentito di individuare l’autore dell’incendio sviluppato nella residenza sanitaria psico-riabilitativa “Incontro” di Villa Serena. Incendio originato nella stanza «occupata dai suddetti degenti, allettati e non deambulanti, le cui fiamme si propagavano dal letto ove era coricato il Di Carlo in gran parte della stanza, saturandone l’ossigeno e così cagionando la morte per asfissia di entrambi i degenti, mentre il personale infermieristico intervenuto riusciva a portare in salvo un terzo occupante della stanza».
Il pm parla anche delle indagini dei vigili del fuoco che accertarono la «colposità ovvero dolosità dell'incendio, al cui appiccamento, peraltro, nessuno aveva assistito, salvo per ipotesi il paziente posto in salvo, affetto da grave patologia psichiatrica che lo rendeva del tutto inidoneo persino a coniugare parole compiute e, pertanto, certamente inidoneo a rendere testimonianza». Le indagini permisero di accertare che una decina di giorni prima c'era stato, nello stesso reparto, un altro principio di incendio innescatosi osi con analoghe modalità. C’erano stati sospetti su un degente, sul quale «alcuna prova è stata concretamente raggiunta».