Russo, sorriso e scarpe da tennis: «Se vinco? La dedico a papà»

Verso il ballottaggio di domenica. Luisa, come vuole essere chiamata lei, comincia da San Franco Uno sguardo al sugo, il saluto ai figli, le chiacchiere per strada e gli ultimi appelli ai suoi sostenitori
FRANCAVILLA. Semplicemente Luisa. È così che vuole essere chiamata. Anche se nel suo secondo nome, Ebe, c’è un po’ di D’Annunzio. Fu il Vate, infatti, a volere che «nonna Bebe’», più di un secolo fa, si chiamasse come lei oggi.
Luisa Ebe Russo, 53 anni, avvocato, sfidante dell’ex sindaco Roberto Angelucci alle amministrative, a poche ore dal ballottaggio tra domenica e lunedì, dice di essere «serena». Se dovesse diventare sindaco, il primo sindaco donna di Francavilla, «un grande onore per me anche solo la candidatura», dedicherebbe la «vittoria a papà» Marcello Russo, scomparso a gennaio, «che mi diceva: è un ruolo impegnativo, ma mi ha dato la sua benedizione». Lacrimuccia. Ne sarebbe «felicissima e orgogliosa», anche mamma Gabriella Saracino, ex docente, 89 anni portati magnificamente: «Ha il carattere e le capacità del padre e la mia bellezza» dice della figlia. Anche se poi, un po’ si rammarica e un po’ ci scherza su: «Così me la perdo». Figlia di un avvocato, “padre” del primo statuto regionale, moglie dell’avvocato Manuel De Monte, sorella di Michele, manager di Mirus che le cura l’immagine e madre di Marcello e Carlo, 21 e 22 anni.
Luisa Russo (nata a Pescara, segno dell’Acquario), che si è fatta le ossa per tre anni alla guida dell’assessorato esterno al Commercio, ieri mattina ha iniziato la penultima giornata elettorale strapiena di impegni affrontati con «serenità», ripeterà più volte, «no, non sono stanca, è una esperienza straordinaria stare tra la gente». Top panna, cardigan e pantalone neri. Colazione con latte, caffè e biscotti e via. Alle 8.30 chiude il portone di casa, a salita San Franco, ma prima dà una rimescolata al sughetto con la ricotta («adoro anche bruschette al pomodoro e seppie e piselli, il piatto di Santa Liberata») preparata dai figli per pranzo che saluta: «Ciao ragazzi, studiate». Il Belvedere di San Franco è il suo luogo dell’anima: «Qui si respira cultura e tradizione».
Alle 9 raggiunge la sede elettorale di viale Nettuno dove ad attenderla ci sono gli altri «ragazzi», il suo staff, Monica, Silvia, Valentina, Claudio, Stefania, Massimo, Giampiero, Francesco, Vincenzo. Si siede davanti al computer, c’è il collegamento con il neo sindaco di Bologna, Matteo Lepore che le fa gli in bocca al lupo. Alle 9.26 squilla il cellulare: è il sindaco Antonio Luciani. Si torna in strada a stringere mani. Fortuna che «amo camminare» e indossa comode scarpe da ginnastica.«I tacchi? Mai messi. Quelli da sposa li ho fatti tagliare» scherza. Viene fermata ad ogni passo, lungo il viale che conduce alla Sirena: «Dai che è fatta, sei una certezza, sei fantastica, siamo con te, la città ha bisogno di una donna», le si stringono intorno Aldo Fattore, l’ex comandante dei carabinieri Vincenzo Parisi, la signora Chantal e tantissimi altri, affabili e deferenti. «Sì, ma dovete tornare a votarmi» ricorda Russo con piglio elegante, ma determinato. Fa freschetto. Carmelita Cataldo e Paola Paolini di Segreto abbigliamento le donano una sciarpa laminata d’argento che lei avvolge intorno al collo: «È bellissima, sarà il mio portafortuna». Ringrazia di cuore. Al caffè Blue bar incontra Francesco e Luigi: «Luisa, vincerai». Enrica e Raffaella, le scrivono a mano un biglietto di incoraggiamento. Rinunce, se diventasse sindaco? «Noi donne siamo multitasking e organizzate, possiamo fare tutto». Dal lockdown alla campagna elettorale, però, le manca andare al cinema, a teatro, in montagna, a nuotare nello specchio d’acqua antistante Il Gabbiano, a giocare tennis. «Cosa mi manca? Ho tutto, una bella famiglia e le sfide di ogni giorno». Nel pomeriggio, il tour nelle contrade e nei quartieri, prosegue a Pretaro, Villanesi, Alcyone, Foro, rotonda Michetti e San Franco. A bussare casa per casa, a tenere «incontri spontanei» nei giardini, nei cortili, nelle piazze.
E Angelucci? «Chiunque vincerà, spero si possa lavorare insieme». È quasi mezzogiorno. Una corsa nello studio di papà Marcello, in piazza 4 novembre, a salutare i collaboratori e ripassare gli appuntamenti in agenda. Si siede sulla poltrona del padre, nostalgica. Una carezza per il cagnolino Ugo. Sente di avere la vittoria in tasca? «No. Ma ci conto».

