Sì del consiglio al registro delle unioni civili

Approvata la mozione del capogruppo dei LIberali Padovano, ma il centrosinistra si è diviso
PESCARA. La città avrà un registro delle unioni civili. Il consiglio comunale ieri ha votato con 19 voti favorevoli e 9 contrari la mozione presentata dal capogruppo dei Liberali Riccardo Padovano che dà piena attuazione alla delibera di istituzione che risale al 2008, durante l’amministrazione D’Alfonso.
Ma il centrosinistra sulla questione dell'elenco per le coppie di fatto si è in parte diviso, con il capogruppo del Pd Marco Presutti e i consiglieri Piernicola Teodoro e Giuseppe Bruno che hanno votato no in accordo con il centrodestra. Mentre Francesco Pagnanelli ha sottolineato la centralità del provvedimento citando l’apertura di monsignor Bruno Forte durante il sinodo dei vescovi. Un sì deciso è arrivato dal sindaco Marco Alessandrini, che ha sottolineato in aula come «le basi e la centralità di un’istituzione millenaria come la famiglia non vengono incise dal registro delle unioni civili, che invece rappresenta uno strumento di tutela dei diritti e delle libertà individuali».
L’elenco dove iscrivere le coppie legate da vincoli affettivi ed economici fuori dagli schemi tradizionali del matrimonio, della parentela o della tutela, sia dello stesso sesso sia di sesso diverso, è stato istituito lo scorso anno nella vicina Montesilvano. Come spiegano i consiglieri di Sel Daniela Santroni e Ivano Martelli, dovrà essere seguito da un regolamento «in grado di dare diritti certi alle unioni civili in termine di casa, sanità, servizi sociale e educativi, trasporti, sport e tempo libero, diritti e partecipazione».
«Solo con diritti certi», aggiungono, «sarà possibile fare del registro uno strumento di democrazia reale e allargamento pieno di accesso ai servizi. Oggi, abbiamo fatto un primo passo per una città più inclusiva e aperta». «Mi hanno accusato di attività consiliari bizzarre», rimarca Padovano, l’autore della mozione, «invece ritengo il registro un motivo di emancipazione e di crescita della società». Critiche sono piovute dall’opposizione di centrodestra, con Vincenzo D’Incecco (Forza Italia) che ha puntato il dito contro un provvedimento che «distrugge tutto quello che i nostri padri hanno costruito».
«Lasciamo ai nostri figli», ha detto, «un mondo pieno di incertezze, una società nella quale è meglio unirsi civilmente per scappare dalle responsabilità, dove non ci sono differenze né più doveri, una società priva di valori». (y.g.)
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