Sabino, il prefetto blocca la produzione

17 Settembre 2023

Dopo i tre morti, sospese le licenze per realizzare esplosivi e disinnescare bombe: 60 operai verso la cassa integrazione

CASALBORDINO. Un decreto di due pagine per sospendere l’attività della Esplodenti Sabino di Casalbordino dopo la strage con tre operai morti. Il provvedimento è del prefetto di Chieti Mario Della Cioppa. Mentre entra nel vivo l’inchiesta della procura di Vasto sull’esplosione di mercoledì scorso, con la notifica di sette avvisi di garanzia a titolari e tecnici dell’azienda, anche dal punto di vista amministrativo arrivano le prime misure. La decisione presa dalla massima autorità di governo sul territorio provinciale congela «a fini cautelativi» le tre licenze – datate 14 aprile 2022 e 22 marzo e 19 luglio 2023 – che consentivano al colosso del Vastese di portare avanti la produzione: si tratta dei permessi relativi alla fabbricazione e alla tenuta in deposito di esplosivi, alla detenzione e vendita di materiale esplodente nei locali annessi alla fabbrica e, infine, alla gestione di munizionamento da guerra per la demilitarizzazione e il ripristino. A questo punto, come è avvenuto anche in occasione dello stop alle licenze dopo la tragedia del 21 dicembre 2020, i sessanta operai della Sabino sono destinati a finire in cassa integrazione.
IL PROVVEDIMENTO
Il decreto è stato firmato del prefetto visti «gli esiti degli interventi emergenziali disposti in sede di Centro coordinamento soccorsi, riunito nell’immediatezza dell’evento, da cui emerge una grave situazione anche caratterizzata da danni alle strutture». In prefettura sono inoltre arrivate le note della questura, dei carabinieri della compagnia di Ortona e dei vigili del fuoco. La sospensione sarà valida «fino all’esito degli accertamenti di competenza della Commissione tecnica provinciale sulle materie esplodenti». Si tratta di un organo istituito nel 2014 dal ministro dell’Interno: presieduto dal prefetto (o da un dirigente dello stesso ufficio territoriale del governo), è composto da ufficiale o un maresciallo dell’Esercito, della Marina militare o dell’Arma dei carabinieri, dal comandante provinciale dei vigili del fuoco, da un ingegnere dell’Agenzia delle entrate o del Genio civile e da un funzionario della polizia di Stato. «Tale composizione», come è spiegato dalle norme, «viene opportunamente integrata in relazione alle specifiche funzioni che la Commissione è chiamata a svolgere». Adesso la Esplodenti Sabino ha davanti due strade: accettare il decreto di sospensione oppure presentare ricorso, entro trenta giorni al ministero dell’Interno o entro sessanta al Tribunale amministrativo regionale.
L’INCHIESTA
Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti e della compagnia di Ortona vanno avanti per accertare eventuali responsabili della tragedia costata la vita a Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, Giulio Romano, 56 anni di Casalbordino, e Gianluca De Santis, 44 anni di Palata (Campobasso). Determinanti, per ricostruire la dinamica dell’incidente causato dalla deflagrazione di una granata lunga più di un metro e contenente circa quattro chili di polvere da sparo, saranno anche gli accertamenti dei militari del Reparto investigazioni scientifiche (Ris), che venerdì sono restati per ore nella fabbrica di Casalbordino. La strage è stata innescata da un errore umano o da una spoletta difettosa? All’interno dell’azienda sono state adottate tutte le misure per la sicurezza sul lavoro previste dalla legge? Tutto ruota intorno a queste due domande.
GLI INDAGATI
Sei delle persone finite sotto inchiesta sono già imputate per la sciagura del 2020 (l’udienza preliminare dev’essere ancora celebrata), quando morirono altri tre operai: si tratta di Gianluca Salvatore, 53 anni di Lanciano, legale rappresentante e presidente del consiglio di amministratore della Esplodenti Sabino Spa; Sabino Salvatore, 55 anni, nativo di Pescara e residente a Vasto, amministratore delegato; i consiglieri del cda Massimo e Marco Salvatore, rispettivamente di 53 e 48 anni, entrambi residenti a Lanciano; Giustiniano Tiberio, 44 anni di Casalbordino, direttore dello stabilimento; Carlo Piscopo, 55 anni, anche lui di Casalbordino, capo reparto. Il settimo nome iscritto nel registro degli indagati è quello di Barbara Palestini, pescarese di 47 anni, che si occupa di sicurezza sul lavoro, non coinvolta nel precedente fascicolo. ll pubblico ministero Silvia Di Nunzio ha ipotizzato i reati di omicidio colposo plurimo, con l’aggravante «della violazione delle norme per prevenire gli incidenti sul lavoro», e disastro colposo. La società deve invece rispondere del solo illecito amministrativo. Domani mattina sarà affidato l’incarico per eseguire l’autopsia ai medici legali Pietro Falco e Rossella Ferrante.