Sala: «La priorità saranno le periferie»
Milano, il sindaco eletto pranza con i bambini e annuncia che la giunta sarà pronta entro 7 giorni: la metà saranno donne
ROMA. L’euforia non è ancora passata. I cori, “Bella ciao”, l’arrivo a Palazzo Marino tra gli applausi, l’accoglienza di Giuliano Pisapia già pronto al passaggio del testimone. L’«uomo del fare», mister Expo, il manager prestato alla politica che è riuscito in una operazione alchemica come ricompattare sul filo di lana il centrosinistra a Milano, nel primo giorno dal sindaco eletto va a pranzo con i bambini della scuola materna “Guido Reni”, «i milanesi del futuro», ma già pensa alla squadra. Al lavoro da fare. Alle promesse fatte, che ha assicurato di voler mantenere. Oggi alle 19 celebrerà in Darsena la vittoria contro Stefano Parisi. «Dopo il grande lavoro di questi ultimi mesi, è arrivato il momento di festeggiare insieme questo straordinario risultato» annuncia su Facebook, lanciando il suo nuovo slogan. “Milano è avanti”. Milano, dice il ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, «indica la strada di lavoro giusta».
Ma Sala, il candidato che Matteo Renzi ha voluto e lungamente “corteggiato”, eletto per una manciata di voti (17mila) in una città divisa e segnata dalla disaffezione degli elettori (solo il 51,4% è andato alle urne), sa che il lavoro duro è appena cominciato. «Sono Beppe, risolvo problemi» si è presentato agli elettori. Adesso è atteso alla prova. «Mi prendo al massimo sette giorni per la creazione della nuova giunta. Forse anche meno» annuncia nella sua prima conferenza stampa. Entro lunedì prossimo, dunque, la squadra sarà pronta. La riduzione degli assessori, dodici quelli attuali, non ci sarà. Ma sarà garantita la parità tra uomini e donne, e sarà premiato chi ha corso nella competizione elettorale e con successo, con «la volontà di attrarre risorse di qualità dall’esterno».
Di sicuro dunque saranno confermati gli assessori che sono stati i più votati nelle liste, come Pierfrancesco Majorino, Cristina Tajani e Pierfrancesco Maran. Umberto Ambrosoli , candidato alla presidenza della Regione nel 2013 contro Roberto Maroni, lascerà il consiglio regionale per Palazzo Marino, dove Sala ha chiamato come consulenti Emma Bonino, Gherardo Colombo e il direttore di Radio Deejay, Linus.
Il modello «è Londra», e questa è la direzione: «Ascolteremo tutti e poi il sindaco prenderà le sue decisioni». Nel segno della continuità con la giunta Pisapia, per restituire la città tra cinque anni «ancora un po’ cambiata». E con tre priorità: la prima è la questione delle periferie, che Sala annuncia di voler gestire in prima persona, tenendo per sè la delega; l’attenzione a una «politica ambientale dei milanesi» e «la promozione internazionale» dopo «i grandi successi di Expo».
Di certo, finita la sfida per la città, Milano si propone come laboratorio per il centrosinistra dilaniato. Lo sottolinea Pisapia: «La vittoria stata il frutto di una coalizione di centrosinistra ampia e che ha volontà di governare» commenta, mentre ribadisce che non ha intenzione di ricoprire ruoli istituzionali, ma che sarà al fianco di Sala «per tutte le sfide e le battaglie» che verranno. Quella con Parisi è archiviata. Ma per il candidato sconfitto si profila una nuova missione: costruire un’alleanza di governo per il centrodestra. «Da Milano - dice - è partito un progetto nuovo che non si ferma» ovvero «una piattaforma moderata e liberale per il centrodestra». Ammesso che gli vengano concessi spazi di manovra: per Forza Italia e Area Popolare Milano è un modello, ma per Lega e Fratelli d’Italia, la faccenda forse è già archiviata.
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