Sale giochi, i sindacati chiedono di riaprire: settore in ginocchio

Di Simone: salari ridottissimi. Magnifico: servono sostegni Murazzo: si può lavorare in sicurezza, seguendo i protocolli
PESCARA. Riaprire subito le sale giochi, sale scommesse, sale bingo. Perché non ha senso attendere fino al primo luglio, data prevista dal governo per la ripresa delle attività che in Abruzzo impiegano oltre mille persone. È un appello unanime quello dei rappresentanti sindacali dei lavoratori di questo mondo che lanciano anche l’allarme sul gioco illegale, nato come naturale ripiego al lungo periodo di chiusura dei luoghi deputati al gioco.
Stefano Murazzo , segretario interregionale della Fisascat Cisl Abruzzo-Molise, ricorda che «il settore è fermo dall’anno scorso e l’unica ripresa c’è stata l’estate del 2002, ma solo per tre mesi e nelle ore diurne, con ingressi contingentati. I lavoratori sono sempre stati in cassa integrazione, con perdite reddituali consistenti e con ritardi per coloro che non hanno ricevuto l’anticipo dalle aziende. I governi che si sono succeduti», contesta il rappresentante della Cisl, «non hanno fatto niente per la riapertura delle sale gioco legali e sono esplose le bische clandestine, cioè il gioco illegale». È stato chiesto il perché dei continui rinvii, mentre atri settori ottenevano il via libera alla ripresa, ma non sono arrivate risposte sui motivi dello slittamento e così «il 12 maggio siamo scesi in piazza per manifestare e non ci fermiamo qui. Attendiamo a stretto giro delle risposte dal governo e se non saranno esaustive proseguiremo la mobilitazione», conclude Murazzo facendo notare che le condizioni per riaprire ci sono tutte, tanto più che «le parti sociali e datoriali hanno stipulato dei protocolli anti-contagio, obbligatori per le aziende, che consentono di mettere in sicurezza lavoratori e avventori». Nulla di diverso, cioè, rispetto ai ristoranti.
«Probabilmente le sale gioco non sono ritenute una priorità e per questo vengono tenute chiuse dal governo», commenta Alessandra Di Simone dalla Filcams Cgil. «Il rischio è che le persone, chiuse in casa per via del Covid, si siano abituate al gioco on line e i lavoratori temono che ora questa modalità possa sostituire le sale gioco. Stanno andando avanti con una salario ridottissimo ma si tratta di persone che hanno sempre vissuto solo di questo, come accade per gli spettacoli», e dopo un lungo periodo di stop «il settore è in ginocchio». Si pensi che «ci sono famiglie in cui marito e moglie lavorano in questo campo», per cui le conseguenze sono state drammatiche, senza stipendio. I protocolli da rispettare «sono molto rigidi», fa presente Di Simone, e quindi «chiediamo che si riapra in sicurezza, le sale bingo vogliono riaprire. E poi chi deve fare i controlli, li faccia». Gli effetti negativi delle chiusure prolungate si stanno facendo sentire. «I lavoratori delle sale più piccole stanno andando via, stanno cambiando settore, provano a ricollocarsi nel turismo, e non accade solo per chi era impegnato nelle sale gioco». È un pericolo concreto, d’altronde, che le sale più piccole non riprendano l’attività perché nei mesi scorsi «hanno sostenuto delle spese, pagando l’affitto. Per cui, adesso come dovrebbero fare a ricominciare?».
Dalla Uiltucs Ernesto Magnifico lancia un appello non solo per la ripresa delle attività ma anche per ottenere «qualche misura di sostegno in più per il settore, così come è stato fatto per il turismo. Ci sono delle istanze a livello nazionale in questo senso», dice il sindacalista. «La soluzione ideale, ora, sarebbe la riapertura» ma chi «ha fatto richiesta del fondo di integrazione salariale lo sfrutterà. Certo, alcuni hanno le spalle più grosse e possono puntare a riaprire, ma altri rischiano di non farcela».
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