Salta l’accordo sui pedaggi Oggi alle 13 prova d’appello

14 Giugno 2019

Strada dei Parchi-Toninelli: nessun congelamento (per ora) degli aumenti

ROMA. La doccia è servita fredda agli abruzzesi. L’illusione di un accordo tra Strada dei Parchi e il ministro Danilo Toninelli, sullo stop alla stangata dei pedaggi per l’A24 e l’A25, s’infrange alle 19 di ieri su due punti sostanziali al termine di una riunione fiume a Roma cominciata con il dialogo ma finita con la rottura delle trattative. Una rottura definita però sanabile.
Il principale punto di disaccordo è sui tempi: un solo mese di aumenti congelati, e quindi di mancati introiti per Strada dei Parchi, dal 30 giugno al 31 luglio prossimi, è troppo poco evidentemente per il ministero dei Trasporti (Mit) che chiede alla società concessionaria delle autostrade abruzzesi un sacrificio oneroso più lungo. Dopo tutti quelli sopportati, da ottobre del 2018 fino ad oggi, rinunciando al 19 per cento in più sui pedaggi, senza che, dall’altra parte, quella del Mit, ci sia una giusta contropartita. Che si può riassumere così: certezza di un ristoro da spalmare nel nuovo Piano economico finanziario (Pef). Un ristoro che a Strada dei Parchi spetta per legge. Così la firma su un comunicato congiunto, che avrebbe decretato da ieri sera lo stop agli aumenti dei pedaggi, non è arrivata. Anche se i più ottimisti dicono che è stata solo rinviata a questa mattina, alle 13, quando Strada dei Parchi e ministeri dei Trasporti e dell’Economia (Mef) si rivedranno per una sorta di prova d’appello.
I pedaggi rappresentano solo una parte, seppure sia quella a cui l’Abruzzo tiene di più, di un accordo più grande al centro del quale c’è il Pef scaduto da anni che, al suo interno, oltre alle tariffe, prevede investimenti di 2 miliardi per la messa in sicurezza dei viadotti.
Alle 18 di ieri il patto c’era. E prevedeva il sacrificio di Sdp che consisteva, in sintesi, nel rinvio a fine luglio dell’aumento dei pedaggi in cambio dell’impegno, da parte del Mit, di presentare al Comitato interministeriale per la programmazione economica (il Cipe), per farlo validare, il documento del nuovo Pef, prima che questi venga inviato alla nuova commissione europea competente che peraltro dev’essere ancora nominata. Il via libera, da parte del Cipe, avrebbe permesso, anzi permetterebbe ancora, l’anticipo di 700 milioni di euro per i lavori più urgenti, come la realizzazione del nuovo viadotto di Tornimparte, il primo in Italia a prova di sisma perché costruito in acciaio.
La certezza sui tempi di questo passaggio però non c’è ancora e, di conseguenza, il periodo di stop di un mese sarebbe insufficiente. Così, alle 19 di ieri, la trattativa che doveva scongiurare la stangata si è incagliata. E all’ottimismo è subentrata una sensazione di pessimismo, come è già accaduto troppe volte, soprattutto per una delle due parti in causa. Come è accaduto per i 190 milioni promessi a ottobre da Toninelli a Strada dei Parchi di cui 80 sono stati però dirottati a Genova. Come ieri lo stesso Mit ha dovuto ammettere.