«Saltò il piano per copiare, fu una strage»

Marco Papa (nella foto) e il suo esame di Stato: una comica. Ancora ride come un pazzo quando ricorda, lo showman pescarese, la preparazione, da studente dello scientifico Galilei di via Caboto...
Marco Papa (nella foto) e il suo esame di Stato: una comica. Ancora ride come un pazzo quando ricorda, lo showman pescarese, la preparazione, da studente dello scientifico Galilei di via Caboto («veniva chiamata la scuola con le catacombe per via delle classi negli scantinati») all’esame di maturità nell’anno scolastico 1978-79. Lo spauracchio era la matematica, che «sapevamo sarebbe uscita sicuro». Quindi «già da un mese prima, con tre o quattro compagni, i ciucci della situazione, abbiamo cominciato a fare strategie su come superare quella prova che ci terrorizzava. Studiammo a tavolino, scientificamente ogni passaggio: avremmo chiesto di andare in bagno alle 11 precise perché a quell’ora sotto la finestra ci aspettava un amico. A lui avremmo gettato la copia del test, lui l’avrebbe portata di corsa a casa di una prof con la quale facevo ripetizione, lei avrebbe risolto il quesito e il nostro amico sarebbe tornato alla velocità della luce a scuola per ributtarci in alto, sempre dalla finestra del bagno, il compito di matematica svolto. Invece siamo stati fregati dal fatto che al momento fatidico, i professori non ci dettero il permesso di uscire dall’aula. Fu un incubo». La tensione, al massimo. «Eravamo quattro disgraziati in preda al panico», prosegue Papa. «A quel punto ripiegammo sulla tradizionale scopiazzata del compagno secchione. Ma fu lo stesso una strage, bocciature a non finire. Io compreso, col quinto ripetuto due volte». (c.co.)

