Salvataggio delle Terme: è una corsa contro il tempo

30 Aprile 2019

Caramanico: si attende il progetto sperimentale della società concessionaria per la riabilitazione. Ma dovrà ottenere il via libera di Regione e ministeri

PESCARA. Le speranze ci sono. Di far riaprire in poche settimane le Terme di Caramanico per la stagione 2019 e per le due successive, in modo da salvare i 183 posti di lavoro e anche tutto l’indotto sviluppato negli anni attorno a questa struttura (che comprende anche l’hotel annesso alle Terme e la spa La Reserve). Ma, speranze a parte, è cominciata una corsa contro il tempo per cercare di raggiungere l’obiettivo che accomuna tutti e cioè la società concessionaria Terme di Caramanico, che si trova in stato di liquidazione volontaria dopo aver affrontato un lungo periodo di crisi, il Comune e la Regione.
Ieri se n’è parlato nel corso di un incontro convocato dall’assessore alla Sanità Nicoletta Verì a cui hanno partecipato i suoi colleghi di giunta Nicola Campitelli e Piero Fioretti e nei prossimi giorni è atteso un altro vertice, a Roma, dove a settembre dell’anno scorso si è riunito per la prima volta il tavolo di crisi (al ministero dello Sviluppo economico). Da allora si è continuato a lavorare per scongiurare la chiusura delle Terme o meglio la mancata riapertura, spiega il sindaco Simone Angelucci che ha seguito passo dopo passo questa vicenda facendola diventare una vertenza nazionale. E ha anche incontrato tutti i dipendenti coinvolti e gli albergatori per spiegare dettagliatamente come stanno le cose, illustrando la complessità della situazione e le esigenze prospettate dalla società.
Di fronte alla crisi del settore che è cominciata dal 2008 (con il calo di 6000 presenze), la concessionaria punta ad occuparsi anche di altro, cioè di riabilitazione in ambito termale. E conta di poterlo fare, avendo l’accreditamento, e di ottenere a questo scopo delle risorse aggiuntive dalla Regione(da sommare al budget già a disposizione per le cure termali, che è pari a circa due milioni e mezzo di euro l’anno).
Per raggiungere questo scopo la società presenterà a strettissimo giro un progetto sperimentale che dovrà ottenere il via libera della Regione e superare il vaglio dei ministeri, considerata la disciplina del piano di rientro a cui è sottoposto l’Abruzzo. I paletti entro cui muoversi sono strettissimi e non è ancora certo che il fronte della riabilitazione sia percorribile per cui nel pochissimo tempo che c’è a disposizione vanno incastrati parecchi tasselli, con il coinvolgimento di più soggetti istituzionali. Nonostante le difficoltà oggettive da superare c’è ancora la speranza che il cerchio si chiuda. «La Regione è alla ricerca di ogni soluzione praticabile. Perché le Terme sono una risorsa, non solo per gli abruzzesi», è stato detto ieri dai rappresentanti della giunta al termine dell’incontro.
«C’è stata una apertura importante» per ciò che riguarda la «volontà politica» di trovare una via di uscita «ma serve una verifica tecnica», ha aggiunto il sindaco. Angelucci è tuttora «fiducioso di chiudere questa partita a breve». E, confidando nella Regione e nel ministero, spera di tornare presto a Caramanico con una buona notizia per i lavoratori delle Terme e per tutto l’indotto. Che hanno contribuito a rendere il paese uno dei gioielli d’Abruzzo, accogliendo migliaia e migliaia di persone.
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