«Salvi grazie al muro di casa crollato»
Lanciano, il presidente del consiglio Marongiu riabbraccia nonno, zii e cugini di Amatrice che persero i nipoti all’Aquila
LANCIANO. «Abbiamo finalmente abbracciato nonno Fabio, gli zii Maria Teresa e Salvatore e i cugini Ludovico e Fabio appena arrivati a casa nostra. Un abbraccio di gioia e dolore. La gioia di poterli stringere ancora, di vederli sani e salvi, il dolore che viene per quello che hanno vissuto e perso». A parlare è Leo Marongiu, presidente del consiglio comunale di Lanciano che ha vissuto ore di ansia nell’attesa di poter riabbracciare il nonno e gli zii di Amatrice. La madre di Marongiu è originaria del Comune devastato dal violento sisma che ha colpito la zona di Rieti e frantumato, ancora una volta, case, paesi e soprattutto cuori e ricordi. Il nonno di Marongiu Fabio Cicconetti, noto a Lanciano per aver gestito per anni, fino al 1982 una cartolibreria lungo il corso, è stato estratto vivo dalle macerie della sua casa da tre albanesi. Gli zii sono fuggiti dalla parete della casa che, nel crollare, ha aperto loro un varco nel giardino. I cugini non erano in casa, altrimenti sarebbero morti visto che le loro camere sono ridotte ad un cumulo di macerie.
«Sono scioccati» racconta Marongiu «hanno preso le poche cose che avevano a portata di mano e sono partiti alla volta di Lanciano. Le loro case sono inagibili. Quella dei mii zii era a piazza Sagnotti dove sono crollate alcune abitazioni. Dormivano quando sono stati sorpresi dal sisma. Non sapevano come fuggire ma il crollo della parete della loro stanza gli ha fortunatamente aperto un varco, una via di fuga, verso il giardino. Sono usciti prima che il resto della casa crollasse. Così si sono salvati.
I miei cugini erano fuori perché ad Amatrice erano giorni di festa. Stavano tornando a casa e per fortuna non erano già nelle loro stanze che poi sono crollate. Se erano lì non li avrei più abbracciati».
Una fortuna nella sfortuna per questa famiglia salva per il crollo di una parete che ha aperto loro una via di fuga anziché finirgli addosso. «Il terremoto mi ha svegliato e alle 4 appena capito che era ad Amatrice ho chiamato mio cugino» riprende Marongiu «e mi ha assicurato che stavano bene. Qualche problema c’era per nonno».
Fabio Cicconetti, 83 anni era a letto, bloccato per una caduta fatta alcuni giorni prima. Con lui c’era la badante con la famiglia, marito e figlio di 10 anni. C’erano diversi piani di casa da fare e lui non era trasportabile. I badanti lo hanno coperto e sono scesi in strada a chiamare aiuto. E' stato estratto coperto di calcinacci da tre ragazzi albanesi, residenti da tempo ad Amatrice, alle 6 del mattino.
«Lo hanno portato nel centro di primo soccorso dove poi mia zia lo ha riabbracciato» continua il presidente del consiglio comunale, «sono stato ad Amatrice a Ferragosto, e non riesco a credere che le foto che zia mi mostra siano le stesse della bella cittadina dove sono stato fino a pochi giorni fa». E dove la famiglia Cicconetti gestisce dal 1952 la farmacia di corso Umberto 1°, che però il sisma ha distrutto.
«Era la farmacia storica di Amatrice» aggiunge Marongiu «nel Corso principale. Ha subito danni ingenti come del resto mezza città reatina. Era anche un pezzo di storia della nostra famiglia oltre che il luogo di lavoro di mia zia».
Senza casa, senza lavoro, con i ricordi di una vita sepolti sotto le macerie non è facile andare avanti.
E non lo è ancora di più per nonno Fabio che ha vissuto anche il dolore della perdita di persone care sotto le macerie. Nel sisma del 2009 all’Aquila ha perso due nipoti, Carmine e Maria Grazia Marotta. Abitavano in una palazzina di via Sassa, morirono perché con i loro corpi fecero da scudo ai figli che riuscirono a salvarsi.
Il suo pensiero è andato anche a loro. Lui ha la casa inagibile, la farmacia semidistrutta ma è vivo, assieme alla figlia, al genero e ai nipoti.

