Salvini a Chieti: la partita la vinciamo noi

Il leader della Lega riempie la platea, lancia Di Stefano sindaco, accoglie 11 nuovi iscritti e annuncia: ora liberiamo l’Italia
CHIETI. «La partita la vinciamo noi», dice Matteo Salvini alla platea del Supercinema gremita di sindaci, assessori, consiglieri e semplici cittadini. Basta un’ora, una sola ora, al leader del Carroccio per creare, strutturare ed esaltare la Lega a Chieti, lanciando la candidatura a sindaco di Fabrizio Di Stefano, accogliendo nel partito undici amministratori non solo teatini, ma anche del resto d’Abruzzo, e per arringare il popolo leghista con temi nazionali. Che strappano quasi dei boati.
Dal serio al faceto, dal sacro al profano. Come la frase: «Voglio senatore a vita Checco Zalone». O la tragedia di Rigopiano: «Debbono pagare quelli che sulle spalle hanno decine di morti». Il suo discorso finisce con la frase: «La partita la vinciamo noi». Non in termini calcistici, visto che il Milan ieri ha rimediato una scoppola con l’Atalanta. Ma il calcio permette a Salvini di conquistare la folla rimasta fuori dal Supercinema quando esce per esclamare: «So che il Chieti ha vinto 2 a 0 con l’Avezzano. Tra un po’ vedremo Milan-Chieti». Evvai con gli applausi come quelli che lo hanno accolto all’arrivo, alle 20,30, mentre in sala rimbombava la Turandot, con la celeberrima “All’alba vincerò”. Prima di lui parlano i vertici del partito: Luigi D’Eramo, Giuseppe Bellachioma, il senatore Alberto Bagnai, oltre a Andrea Crippa e Francesco De Sanctis (per i giovani leghisti). Ad uno ad uno poi salgono sul palco i neo leghisti. Sono 11, il loro ingresso è salutato con un tifo da stadio: Mario Colantonio, assessore di Chieti, ed Elisabetta (Betty) Fusilli consigliere sempre di Chieti; Roberta Salvati, consigliere di Sulmona; Guido Di Bartolomeo sindaco di Bolognano e Camillo Zaccagnini, sempre di Bolognano; Ivan Verzilli e Mimmo Sbraccia, consiglieri a Teramo; Desolina (Desy) Pagnottella e Claudio Mettimano assessori a Morro d'Oro (Teramo); Stefano Mariano, vice sindaco di Isola del Gran Sasso e Romeo Paletta, consigliere nello stesso comune teramano.
E arriva il momento più atteso dalla Lega teatina quando D’Eramo fa salire sul palco Di Stefano che prende il microfono confessando una forte emozione e la gratitudine a Salvini. È l’ex parlamentare forzista il candidato sindaco che innanzitutto invoca l’unità del centrodestra a Chieti (il messaggio è per Mauro Febbo). Una spaccatura sarebbe il tallone d’Achille. «Ma sono convinto che l’unità ci sarà», dice Di Stefano prima di affermare che la città deve rinascere; che le sardine sono «molluschi d’acqua salata»; e di spiegare che il riscatto di Chieti è la scommessa che gli dà forza e passione. Perché viaggia di pari passo con la sua rinascita dopo aver chiuso la parentesi con il partito di Berlusconi e Pagano. Tocca a Salvini quindi lanciare Di Stefano. E lo fa dal palco, blindando anche il lavoro fatto dagli assessori e i consiglieri regionali «sui temi cari alla Lega, sanità, infrastrutture, agricoltura. Ma eleggere un sindaco per la prima volta in un capoluogo d’Abruzzo per me sarebbe un’emozione». Poi va sui temi nazionali come: «Voglio espellere l’estremismo islamico dal nostro Paese». O dà «dell’incapace e lazzaroni che non durano» a Conte, Di Maio e Zingaretti. Quindi innesca un boato quando sbotta: «Ai giudici dico: portatemi a processo, ma con me processate il popolo italiano». Infine strappa una risata invocando l’antidoping per i 900 parlamentari perché «la droga è la vera emergenza nazionale». E scatta la corsa al selfie.

