“Salvo” lo stipendio di Provolo I giudici: serve il rinvio a giudizio

16 Dicembre 2020

Il Riesame ha annullato il provvedimento del gup nei confronti dell’ex prefetto e di altri due imputati Sancito un principio di diritto: «Il sequestro non è automatico nella fase dell’udienza preliminare»

PESCARA. I giudici del tribunale del riesame di Pescara annullano il provvedimento di sequestro conservativo di un quinto dello stipendio o della pensione dell'ex prefetto Francesco Provolo e degli altri due imputati, Carlo Visca e Sabatino Belmaggio, coinvolti nel procedimento sul disastro di Rigopiano dove persero la vita 29 persone nel crollo dell'hotel spazzato via da una valanga il 18 gennaio 2017. Un annullamento ampiamente motivato, che sancisce un principio di diritto fondamentale che si potrebbe sintetizzare così: non esiste alcun automatismo per un sequestro del genere, quando si è ancora nella fase dell'udienza preliminare.
«Non può non considerarsi», scrive infatti il giudice estensore (e cioè la presidente del collegio Rossana Villani, a latere Marina Valente e Francesco Marino), «come in ogni caso il giudice investito della richiesta di sequestro conservativo in mancanza di un rinvio a giudizio, non possa ancorare l'adozione della misura ai fini del fumus alla sola imputazione ovvero alla richiesta di rinvio a giudizio».
Un passaggio estremamente importante, confortato da una serie di sentenza della Corte Costituzionale e delle Sezioni unite che i giudici richiamano nella decisione. A presentare la richiesta era stato l'avvocato Romolo Reboa che assiste alcune delle parti civili costituite nel procedimento, che conta 30 imputati e circa 150 parti civili: sequestro concesso dal gup Gianluca Sarandrea.
I legali di Provolo (Sergio Della Rocca e Massimo Galasso), di Visca (Diego De Carolis ed Eugenio Galassi) e di Belmaggio (Leonardo Cascere e Mauro Catenacci) avevano presentato tre distinti ricorsi che il tribunale ha riunito, sollevando anche (per il solo Provolo) un’eccezione di legittimità costituzionale poi assorbita dalla decisione del riesame.
«Si deve rilevare», aggiunge il tribunale, «che la sintetica valutazione espressa dal gup nell'ordinanza oggetto di riesame, rimanda esclusivamente alla “pendenza del processo penale e alla sussistenza di un'imputazione, senza alcuna possibilità di apprezzamento in ordine alla fondatezza dell'accusa”».
In sostanza, un provvedimento che manca di una specifica e indispensabile motivazione che risulta poi essere l'elemento portante a giustificazione dell'annullamento della misura. «Ebbene», si legge ancora nella decisione, «la giurisprudenza della Cassazione rapporta inequivocabilmente la preclusione della valutazione del fumus ai fini della concedibilità del sequestro conservativo all'intervenuto decreto che dispone il giudizio in relazione alla sufficienza degli elementi fondanti il rinvio a giudizio». Argomento che viene sviscerato dai giudici che evidenziano anche la differenza tra misura cautelare personale e reale. «In sostanza, nel caso in cui sia intervenuto il decreto che dispone il giudizio, la ratio della preclusione è collegata all'intervento di una valutazione del giudice dell'udienza preliminare di idoneità e sufficienza degli elementi acquisiti a sostenere l'accusa in giudizio che reca in sé una positiva delibazione di sussistenza dell'ipotizzata fattispecie di reato, più intensa della mera valutazione sommaria compiuta in sede di emissione della misura». E in questa fase del procedimento tutto questo non è stato ancora valutato in quanto, in via teorica, potrebbe esserci il rinvio a giudizio o il non luogo a procedere e quindi i giudici del riesame affermano che «non possono sostituirsi al gup». L'avvocato Reboa, prendendo atto di quanto stabilito dal tribunale, ha comunque annunciato che riproporrà la richiesta di sequestro, affermando che «le parti civili si faranno anche carico di descrivere i pesanti indizi di colpevolezza che emergono rispettivamente alle posizioni di ciascuno dei tre imputati».
«Ancora una volta», conclude Reboa, «competerà alle parti civili farsi carico della ricerca di giustizia e verità».
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