«Salvo per miracolo sotto le bombe del ’43»

Pescara bombardata, l’anniversario. Mimmo Sarchiapone, oggi 90enne, alle celebrazioni del Comune
PESCARA. Piovvero bombe su Pescara quel 14 settembre 1943. Il piccolo Mimmo Sarchiapone, all’epoca 12enne, mai dimenticherà quell’urlo di morte, sangue e distruzione che arrivò dal cielo all’ora di pranzo. Terrorizzato dal «fischio delle bombe che cadevano, dai rumori degli aerei che rombavano lucidissimi», fuggì dalla stazione, dove migliaia di persone saccheggiavano il treno delle derrate. Compresa la signora Regina, una vicina di casa che gli chiese di badare al carretto, mentre faceva avanti e indietro, a mani piene di zucchero, pane e patate. Cercò rifugio in una casa di via Michelangelo, che crollò e lui rimase sepolto per due ore sotto le macerie.«Mi salvò una trave» messa di traverso e tanti angeli del soccorso che riuscirono a rintracciarlo tra i pezzi di cemento, sporco di sangue, sudato, imbiancato dalla polvere, spaventato e reso quasi sordo dal rumore degli scoppi. Vagò per ore, sulle strade paludose lastricate di corpi inermi della città rasa al suolo. Stordito, non ritrovava l’abitazione in via Vicolo Quarto, oggi Carlo Pisacane, dove i genitori, papà Valentino e mamma Eleonora Micozzi, ancora vivi, erano quasi impazziti dalla paura di perderlo. Lo cercarono disperatamente, prima di riabbracciarlo.
Quella trave lo salvò e «quel giorno segnò anche la mia rinascita, ogni anno il 14 settembre festeggio il mio secondo compleanno», dopo quello della nascita, l’8 giugno 1931.
Oggi ha 90 anni Mimmo Sarchiapone, pescarese, incisore per passione, dipendente delle aziende petrolifere Api e Total in pensione. I ricordi sono lucidissimi, vibrante il racconto di quel giorno di 78 anni fa durante le celebrazioni programmate dall’amministrazione comunale in onore delle vittime, feriti, mutilati, sfollati, davanti al muro scheggiato dagli ordigni bellici della pinetina vicino alla stazione.
Ai piedi della lapide, ieri è stata depositata una corona d’alloro nel corso di una cerimonia alla presenza del sindaco Carlo Masci, del prefetto Giancarlo Di Vincenzo e dal presidente del Consiglio comunale, Marcello Antonelli con la benedizione di don Vincenzo Amadio. Masci ha esortato a non dedicare a «questo muro sfregiato da schegge di bombe e pallottole solo un’occhiata distratta» perché esso è «ancora storia viva. Ma riflettiamo sui lutti. Da quell’esperienza tremenda abbiamo trovare la forza per risorgere e portare Pescara al ruolo di capofila dell’Abruzzo e punto di riferimento del centro Italia» orgogliosi del fatto che «nella costruzione del futuro non abbiamo dimenticato il nostro passato». (c.co.)

