San Donato, 23 famiglie prigioniere del degrado

I residenti di una palazzina di case Ater in via Vezza protestano contro la mancanza di manutenzione dell’edificio. Appartamento murato dopo la morte dell’inquilina
PESCARA. Hanno segnalato più volte, nel corso degli anni, lo stato di decadimento della palazzina Ater nella quale vivono, ma l'azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica non sembra dare ascolto alle richieste di intervento di chi alloggia all'interno di quegli appartamenti.
È la situazione con la quale convivono 23 famiglie residenti nel rione San Donato in via Vezza numero 3, condominio salito alla ribalta della cronaca, qualche settimana fa, per tre auto andate distrutte di notte a causa di un incendio (le vetture o quello che rimane di esse sono parcheggiate ancora sotto al palazzo).
I problemi, per la palazzina costruita alla fine degli anni Cinquanta sono noti da anni: il problema più evidente è il cedimento dell'intonaco esterno, in particolare agli angoli della struttura e al di sotto dei balconi. Non di rado, assicurano i residenti, continuano a cadere pezzi di intonaco e calcinacci e in moltissimi punti delle quattro facciate esterne sono emersi i tondini in ferro che permettono di tenere unito il cemento.
«Ho segnalato più volte all'Ater le pessime condizioni del palazzo», ricorda Enzo Di Sante, uno dei residenti, «a seguito del distacco dell'intonaco. Ogni tanto cadono altri pezzi e c'è sempre il rischio che possano cadere in testa a qualcuno. Però l'Ater dice la struttura è in sicurezza, ma secondo noi non è così».
«Solo due anni fa», prosegue Di Sante, «vennero a rimuovere tutte le parti che erano pericolanti. Invece non si preoccuparono di mettere l'antiruggine ai tondini in ferro e questa operazione venne eseguita solo dopo le mie sollecitazioni».
Un altro problema segnalato da chi vive in via Vezza numero 3 riguarda i canali di scolo dell'acqua piovana che convogliano o dovrebbero farlo, la pioggia dal tetto fino alle fogne poste sotto e ai lati del palazzo.
«I canali di scolo delle acque piovane», dicono i residenti, «sono tutti arrugginiti e perdono di continuo acqua. Ma per questo problema, come per tutti gli altri, la risposta dell'Ater è sempre la stessa, dicono che non hanno soldi».
Rincara la dose Gabriella, un'altra residente: «Questo è un condominio completamente abbandonato. Siamo a rischio ogni giorno, ma nessuno si prende cura dei problemi».
Altro fatto, quanto meno curioso, accaduto nelle ultime settimane, è stata la decisione dell'Ater di murare la porta di ingresso di uno degli appartamenti al primo piano a seguito della morte dell'anziana assegnataria.
«È una vergogna», dicono in coro i residenti, «arrivare a murare un appartamento quando c'è gente con l'acqua alla gola che ne avrebbe bisogno». In effetti, vista la lunga lista d'attesa e le continua richieste di alloggi popolari, appare singolare la muratura dell'ingresso invece di una nuova assegnazione. Infine, è stata anche chiesta l'installazione di paletti per impedire il parcheggio delle auto sotto al porticato in modo da evitare, in caso di nuovi incendi alle vetture danni alla struttura del palazzo.
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