«San Franco può rinascere con un albergo diffuso»

21 Settembre 2018

Francavilla. L’idea lanciata da un’associazione turistica per rilanciare il paese alto Il sindaco: «Avrà il mio appoggio». Ma servono requisiti e accordo dei residenti

FRANCAVILLA. È un’idea innovativa per riqualificare il borgo di San Franco, la parte alta della città dove abitanti e commercianti da tempo, l’ultima sul Centro di ieri, si dicono abbandonati.
Un’idea che Paolo D’Intino, direttore marketing in un’azienda della Val di Sangro e francavillese d’adozione, ha presentato sul blog Abruzzomania: importare anche a Francavilla quanto si sta facendo ad Atri, e cioè l’albergo diffuso, «un concetto di ospitalità innovativo», spiega D’Intino, «ideato negli anni ’80 dal professor Giancarlo Dall’Ara e che può rilanciare l’economia e la vita del luogo».
D’Intino, che da 15 anni coltiva la passione per il settore turistico, due anni fa, insieme ad alcuni amici, ha creato l’associazione “TREe” specializzata nel turismo religioso che si fonda su eccellenze, esperienze ed emozioni. «Questa è secondo noi la scala che deve seguire il turismo per far crescere un territorio», dice D’Intino, «bisogna offrire le proprie eccellenze di modo che spingano il turista a vivere esperienze che generano e lasciano in lui forti emozioni. Solo così i luoghi visitati lasceranno un ricordo e un segno positivi». Il borgo di San Franco, secondo D’Intino, si presenta come il luogo perfetto per il progetto di albergo diffuso che, esclusivamente per la città alta, potrebbe assumere il nome di “cenacolo diffuso”, «per ricordare l’esperienza culturale del cenacolo Michettiano di fine 800». Ma che cos’è l’albergo diffuso? «È una nuova frontiera dell’ospitalità», va avanti D’Intino, «un freno allo spopolamento di piccoli borghi, è un progetto che offre diversi servizi che partono dal semplice alloggio. Affinché il progetto funzioni e duri nel tempo, non basta che i francavillesi mettano a disposizione la propria dimora, serve la loro attiva collaborazione, devono essere pronti a diventare dei veri e propri “storyteller” pronti a donare le proprie conoscenze e a trasmettere emozioni ai propri ospiti facendo vivere nei propri racconti personali la città». Ma per dare vita al progetto bisogna innanzitutto accertarsi che il borgo abbia i requisiti necessari: camere e unità abitative dislocate in più edifici separati e preesistenti, un centro storico abitato, servizi comuni e una distanza tra gli stabili di massimo 300 metri l’uno dall’altro. Una volta accertato ciò, occorre individuare un imprenditore o un consorzio o un’associazione che investa nel progetto, cosa che può fare anche la stessa Regione qualora ritenga il progetto abbastanza valido da essere finanziato. «Questo progetto è unico nel suo genere e merita l’attenzione delle amministrazioni dato il suo enorme potenziale, per rilanciare le competenze e le produzioni locali, valorizzare i beni pubblici così come le risorse naturali, la storia le infrastrutture presenti sul luogo, tutte risorse di cui San Franco è pieno».
Un’idea che piace all’amministrazione comunale, come sottolinea il sindaco Antonio Luciani: «È un’idea che merita attenzione, che punta al rilancio di una zona a mio avviso stupenda e cruciale per la città e dunque avrà il mio appoggio anche qualora non dovessi essere più io a guidare l’amministrazione».