San Giovanni stangato Deve ridare allo Stato fondi per 744mila euro

L’amministrazione prendeva soldi anche sugli ex dipendenti Marinucci: colpa dell’ex giunta, rateizziamo in 5 anni
SAN GIOVANNI TEATINO. Il Comune di San Giovanni Teatino dovrà restituire 744mila 466 euro al ministero dell'Interno, perché dal 1995 al 2009 ha percepito indebitamente delle somme non dovute a titolo di contributo erariale per personale trasferito in attuazione di procedure di mobilità.
Il Comune prese in servizio personale in mobilità proveniente da altre amministrazioni. La differenza retributiva sarebbe stata erogata dal ministero dell’Interno.
Nonostante i quattro dipendenti siano cessati dal servizio rispettivamente il 31 dicembre 1996, il 3 settembre 1994, il 31 dicembre 1999 e il 31 marzo 2008, il Comune ha continuato a percepire le risorse dal ministero fino al 2009, per poi rettificare a giugno del 2010.
Completato l’iter, ora il ministero dell’Interno ha autorizzato la rateizzazione in 5 anni del debito, con recupero a partire dal 2015. Il tasso di interesse annuale è dell’1 per cento, pari a 14.888,69 euro. Ogni rata annuale «anticipata contante» è di 151.871,11 euro e sarà trattenuta in sede di erogazione di qualunque assegnazione finanziaria annuale al Comune. «È incredibile come la passata amministrazione abbia percepito queste risorse e le abbia utilizzate senza preoccuparsi della loro provenienza e destinazione», afferma il sindaco Luciano Marinucci, «è l’ennesima dimostrazione di una gestione approssimativa che ci ha costretti a un faticoso lavoro di riordino e risanamento della contabilità dell’ente».
«Nonostante tutto siamo riusciti a non mettere le mani nelle tasche di cittadini. La richiesta del Ministero», conclude il sindaco, «arrivata il 28 maggio 2015 è una tegola pesantissima: mi chiedo fino a quando la mia amministrazione dovrà pagare gli errori della precedente. Tutto ciò si prospetta come un ulteriore taglio», dice ancora Marinucci, «che si aggiunge a quelli pesantissimi nei trasferimenti statali. Circa un milione e 600mila euro nel 2010, appena 260 mila nel 2015, dai quali lo Stato ora tratterrà anche i 150 mila delle rate annuali».

