San Silvestro un anno dopo il rogo «Qui la pineta non è più rinata»

30 Agosto 2021

Nostro viaggio sulla collina devastata dalle fiamme tra una distesa di tronchi neri e la terra brulla I residenti lamentano l’assenza di interventi: «Il quartiere purtroppo è stato dimenticato da tutti»

PESCARA. Una distesa di tronchi neri che si arrampicano lungo il crinale della collina di San Silvestro. I rami spogli sono piegati verso la terra brulla, senza più un accenno di quelle chiome rigogliose che un tempo impreziosivano il belvedere pescarese. Qua e là qualche macchia verde in mezzo a un paesaggio grigio, irriconoscibile. Un anno dopo il terribile incendio che ha divorato la pineta di Colle Renazzo e, una dopo l’altra, strada vicinale Case delle Monache, strada vicinale Specchioli e strada vicinale Valle della chiesa tutto, o quasi, è rimasto com’era.
I residenti, fatti evacuare dai vigili del fuoco in quella terribile domenica di agosto, sono da tempo tornati nelle loro case. Lungo le curve della strada che porta in alto, in posizione panoramica, sono state sistemate le barriere in legno e acciaio e una rete di protezione. Le attività lambite dalle fiamme hanno ripreso a funzionare a pieno regime. «Ma niente è più come prima». La frase la ripetono come un mantra i cittadini e i titolari dei locali della zona che non si rassegnano al biglietto da visita del cimitero di pini bruciati che incornicia la collina.
«Qui era bellissimo: tutto verde, uno scenario da paradiso. Adesso invece è completamente bruciato», sottolinea Aldo Ferrante, titolare dell’attività denominata (non a caso) Paradiso country house, dove il 30 agosto dello scorso anno furono fatti allontanare 120 invitati mentre si stava festeggiando un compleanno e l'incendio arrivò a toccare la piscina. «Abbiamo riaperto dopo tre giorni, ci siamo dati da fare lavorando come matti», racconta, «abbiamo pulito e fatto tutto quanto era nelle nostre competenze. Per quello che toccherebbe al Comune, invece, lasciamo perdere… Ho preso in mano l’attività nel dicembre 2019, ho inaugurato a febbraio, qualche settimana prima della chiusura per il Covid. Poi, una volta riaperto, c’è stato l’incendio e infine altre chiusure. Adesso vogliamo solo continuare a lavorare, speriamo ci facciano rimanere aperti».
Nella conta dei danni di un anno fa compariva anche un’azienda produttrice di miele in strada vicinale Case delle Monache, i cui macchinari andarono in fiamme alla casa dei titolari. «Abbiamo perso tutto», lamenta Daniela Pucci, «tutto quello che avevamo investito qui è andato in fumo, adesso non vale più nulla. Le indagini sulla natura del rogo sono state chiuse e le nostre denunce sono rimaste inascoltate. Siamo stati abbandonati dalle istituzioni. Come abbiamo reagito? Ci siamo rimboccati le maniche, lavorando tantissime ore al giorno, e ci siamo ricostruiti da soli quel poco che avevamo. Anche l’albergo dove abbiamo alloggiato dopo il rogo è stato pagato a spese nostre. Per un periodo siamo stati a Francavilla, in una casa in affitto, a novembre siamo tornati a casa, pagando tutti i lavori di tasca nostra, compreso lo smaltimento della legna. Il laboratorio per il miele non c’è più, abbiamo dovuto ricominciare da un’altra parte».
Al civico 298 di strada comunale San Silvestro, poco prima dello svincolo per strada vicinale Specchioli, dove un anno fa fu allestito il posto di comando avanzato dei vigili del fuoco, Gianni titolare di «Cotto e mangiato» racconta di aver avuto un brivido quando, alcune settimane fa, ha preso fuoco la Pineta dannunziana. «Mi si è gelato il sangue», dice, «perché se dovesse riprendere l’incendio qui andremmo incontro a una strage. I tronchi degli alberi e le erbacce sono rimasti ammucchiati, nessuno viene a pulire nonostante le nostre rimostranze». Dello stesso avviso un altro residente, Vittorio Pantalone, che nelle ore drammatiche dell’incendio si diede da fare con secchi e pompa per tentare di rallentare la corsa del fuoco. Oggi invita privati e istituzioni a bonificare le aree lasciate in abbandono, facendo nomi e cognomi dei proprietari dei terreni e dei politici ai quali si è rivolto: «Abbiamo fatto degli esposti e li abbiamo consegnati ai vigili urbani. Qui ci sono tre terreni incolti e nessuno se ne preoccupa. Hanno sistemato le colonnine per l’attacco dell’acqua, fondamentali in caso di incendio, ma l'altro giorno quando sono venuti a controllare ci hanno detto che non funzionavano».
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