San Valentino celebra Paparella, storico imprenditore del bitume

SAN VALENTINO. Domani alle 11 il Gruppo di ricerca di archeologia industriale della Majella (Graim) con sede a Chieti, nel cimitero di San Valentino, rende omaggio alla memoria di Donato Paparella....
SAN VALENTINO. Domani alle 11 il Gruppo di ricerca di archeologia industriale della Majella (Graim) con sede a Chieti, nel cimitero di San Valentino, rende omaggio alla memoria di Donato Paparella. Lo storico imprenditore si dedicò allo sfruttamento delle risorse bituminose nel territorio pedemontano della Majella: il suo operato seguì quello pionieristico intrapreso da Silvestro Petrini nel 1889, che razionalizzò le metodologie estrattive, attività iniziata già nel 1844.
Alla cerimonia sono attesi i sindaci dei maggiori centri del bacino minerario della Majella: Antonio D’Angelo di San Valentino, Maurizio Giancola di Scafa, Simone D’Alfonso di Lettomanoppello, Giorgio De Luca di Manoppello, Alessandro D’Ascanio di Roccamorice e Gabriele Di Pierdomenico di Abbateggio. Sarà presente anche l’impresario di Lettomanoppello Camillo Addario, attuale proprietario dello stabilimento estrattivo, costruito da Paparella.
È un momento di grande valore storico quello che si realizza per la prima volta grazie al Graim, che per anni è stato impegnato nella ricerca di fonti storiche e riferimenti territoriali per fare luce sulle attività estrattive che dettero alla Val Pescara la possibilità di avviare la produzione industriale di manufatti asfaltiferi sfruttando le risorse locali.
«La manifestazione vuole essere», spiegano i componenti del Graim, «un nuovo stimolo per politici e amministratori a impegnarsi alla valorizzazione di questo settore industriale andato in crisi, ma che può offrire ancora opportunità di sviluppo e occupazione, come accade per i 53 siti minerari riconvertiti al turismo e gestiti dalla “Rete nazionale dei parchi e musei minerali italiani”».
I componenti dell’associazione sono Agostino Zaccagnini, Alessandro Di Cicco, Annapaola Fasoli, Antonella Salomone, Aurelio D’Urbano, Dino Di Cecco, Gabriele La Rovere, Giuseppe D’Ascanio, Laura De Lellis, Luca Castellani, Marco Carafa, Marco De Benedictis, Mariano Spera, Mariella Nerone, Matteo D’Alessandro, Pino Di Franco, Roberto Di Paolo, Silvia Lanci e Tommaso De Arcangelis. Il gruppo ha esteso le ricerche ad archivi comunali e catastali, biblioteche, web e, soprattutto, agli anziani dei piccoli centri, esplorando il territorio per ricostruire la memoria storica dell’attività umana sulla Majella del passato, ma anche di tempi più recenti dei quali si rischia di perdere le tracce.
Finora sono state identificate circa venti miniere di rocce bituminose e rocce asfaltiche, oramai tutte praticamente dismesse e abbandonate, tant’è che la montagna se ne sta riappropriando. Questi siti sono stati restituiti alla memoria storica una alla volta, soprattutto alcuni che si temevano irrintracciabili. Il lavoro svolto è stato immane e si è riusciti a catalogare oltre cento ingressi tra miniere e sondaggi accessibili e non, murati, crollati, o ostruiti, riscoprendo ed esplorando in parte, negli ultimi tempi, la grotta della Lupa, la più estesa della Majella, sulla quale al momento è in corso uno studio coordinato dal Parco nazionale della Majella.(w.te.)
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