SANGUINOSA CAMPAGNA CANCELLIERA PENALIZZATA

21 Dicembre 2016

Quanto è avvenuto a Berlino, un camion lanciato sulla folla, ricorda tragicamente quanto accaduto a Nizza. Allora fu un immigrato tunisino, dallo stile di vita assai religiosamente poco rigoroso, a...

Quanto è avvenuto a Berlino, un camion lanciato sulla folla, ricorda tragicamente quanto accaduto a Nizza. Allora fu un immigrato tunisino, dallo stile di vita assai religiosamente poco rigoroso, a cercare la sua personale “redenzione” seminando morte nel giorno in cui la Francia celebra il principale rito della sua religione civile. Ora, la nuova sanguinosa saga del Duel islamista, ha anche una tragica appendice tedesca. Come se le istruzioni impartite nell’ultimo numero di Rumiyah (Roma), rivista di propaganda dell’Is che ricordava agli aspiranti mujahidin l’impiego di tir come «arma mortale contro i crociati» in grado di mietere un gran numero di vittime, avesse trovato nuova ricezione. Anche se, dopo i dubbi sul profugo pachistano arrestato, è ancora da verificare da parte di chi.

È un colpo durissimo quello inferto dal tir nero nel mercatino di Natale a Charlottenburg. Perché a essere colpita è quella Germania che ha adottato una politica di apertura verso i profughi, in particolare quelli provenienti dalla Siria. Perché assai serie sono le implicazioni insite nella forma assunta dal jihad in terra europea. Un jihad della vita quotidiana che, ancora una volta, mette nel mirino i cosiddetti soft target, obiettivi facili e non intensamente sorvegliati. Trasformando in macabra scena un luogo di svago o di divertimento, si tratti delle bancarelle nei pressi della Gedächtniskirche o del Bataclan, di un ristorante nel centro di Ansbach o della celebre Promenade des Anglais. Indifferente, in questa logica stragista, è che ad agire sia un nucleo organizzato, come quello del pianificato attacco in Francia del 13 novembre 2015, o “lupi solitari” che entrano in azione all’ultimo istante, spinti dai più diversi motivi.

Il jihad della vita quotidiana polarizza il conflitto. Fa lievitare il peso di chi grida allo scontro di civiltà, il consenso di formazioni che mettono al centro della loro offensiva non solo gli jihadisti ma i musulmani in quanto tali. Un clima in cui si scavano nuovi fossati con i musulmani che vivono in Europa, rendendo più facile, a gruppi come l’Is o Al Qaeda, veicolare il loro totalizzante messaggio ideologico fondato sulla categoria amico/nemico. Una bufera che può investire, più di quanto sia avvenuto sin qui, anche Francia e Germania.

Nonostante le critiche dell’ala bavarese del suo partito e una certa insofferenza di parte dell’elettorato della Cdu, la Merkel ha cercato di tenere ferma la barra sull’ìmmigrazione. Anche di fronte alla prospettiva, «difficile da tollerare», che l’attentatore fosse un profugo pakistano, la cancelliera ha ribadito la necessità che la Germania integri quanti desiderano integrarsi. Distinguendo tra radicalismo islamista, una corrente politica e religiosa del mondo della Mezzaluna, e musulmani. Indubbio, però, che una simile fermezza rischia di incrinarsi davanti a un ondata capace di produrre una forte risacca nelle urne destinata a premiare la destra di Alternativa per la Germania (Adf), la cui leader Frauke Petry sostiene che la Germania «non è più sicura» dopo le scelte della cancelliera sull’immigrazione. Certo, il sistema politico tedesco, fondato su partiti non personalizzati e una legge elettorale proporzionale, impedisce, allo stato delle cose, che l’Adf possa governare da sola ma nessuno può garantire per il futuro. Una campagna di attentati, prodotta dal duplice ritorno di foreign fighters, sono circa duecentosettanta quelli tedeschi rientrati in Europa dopo la sconfitta dell’Is, dalla radicalizzazione di giovani di seconda generazione o dalle reazioni esasperate di profughi che non riescono a integrarsi o richiedenti asilo che si vedono respinti, può mutare il quadro.

Se si tiene conto che a tra pochi mesi, a meno di una nuova unione sacra repubblicana tra gollisti e socialisti al secondo turno delle presidenziali francesi, le porte dell’Eliseo potrebbero spalancarsi davanti a Marine Le Pen, si comprende come il jihad della vita quotidiana rischi di incidere, oltre che sulla sicurezza collettiva, anche sul futuro politico europeo, creando nuovi equlibri politici nei principali paese dell’Unione.

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