Sanificazione degli spazi: così si combatte il virus

17 Aprile 2020

Lapergola (Cna): «Nell’ultimo mese, vero boom di richieste per la disinfezione» Per le aziende che la eseguono nei propri locali c’è un credito d’imposta del 50%

PESCARA. Le foto degli uomini in bianco, bardati come astronauti, che sanificano strade e ospedali tra nuvole di vapori chimici, rimarranno nel nostro immaginario collettivo, tra i simboli dell’epoca del coronavirus. E tra le raccomandazioni (e gli obblighi) dei vari decreti emergenziali, insieme al mantra “lavarsi bene le mani” e “indossare la mascherina”, c’è anche quella che riguarda la sanificazione degli ambienti e delle superfici. Ma quando (e quanto) è necessario un trattamento professionale per scongiurare il contagio da contatto con oggetti possibilmente contaminati?
«A casa», spiega Antonio Pentima, titolare di un’azienda pescarese che si occupa di disinfestazioni, disinfezioni e sanificazioni e iscritto a Confindustria, «sanificare significa pulire bene, mettendo in atto le normali pratiche igieniche, con prodotti adatti a neutralizzare i virus». Prodotti a base di ipoclorito di sodio (la candeggina), per esempio, o di alcol, come indica l’Iss. «Diverso è il discorso quando in casa c’è una persona risultata positiva al coronavirus», continua Pentima, «in questo caso è imprescindibile un servizio completo di pulizia e disinfezione. Così come negli ambienti aperti al pubblico, dove c’è sempre la possibilità che un infetto asintomatico possa portare il patogeno».
IL PROCEDIMENTO. Ma in cosa consiste la sanificazione professionale? Genericamente, il termine è usato per indicare le operazioni che consentono di eliminare tutti i germi patogeni: con agenti fisici (acqua in ebollizione, vapore, aria ad alta temperatura, calore secco, radiazioni), oppure con disinfettanti a base di sostanze chimiche. La sanificazione prevede due fasi: la pulizia preventiva, per eliminare lo strato in cui tendono a proliferare i microrganismi, e la disinfezione, con l’utilizzo di prodotti chimici (battericidi, germicidi, fungicidi, virucidi) o con agenti fisici. In questa operazione, bisogna considerare anche la circolazione dell’aria, la temperatura e l’umidità.
«Per fare una disinfezione», spiega ancora Pentima, «bisogna attuare la saturazione nebbiogena dell’intero ambiente con un prodotto virucida, cioè adatto all’eliminazione dei virus. Il prodotto chimico si deposita sulle superfici, eliminando ogni patogeno». «Ma è necessario», continua «usare prodotti precisi, presìdi medici indicati dal Ministero della salute, e il protocollo. Il procedimento giusto fa la differenza». E pone l’accento sul problema etico: «Fare il trattamento con prodotti sicuri è determinante. Bisogna essere corretti in questo lavoro, non si può speculare sulla salute».
Esattamente dello stesso avviso Ivano Lapergola, presidente dei Giovani Imprenditori Cna di Chieti e titolare di un’impresa che si occupa di servizi di igienizzazione e sanificazione. «Nell’ultimo mese c’è stato un boom di richieste per i servizi di pulizia e sanificazione degli ambienti», spiega, «la paura è tanta e tutti cercano di mettersi al riparo dalla possibilità di contagio. A volte, fidandosi anche di persone che non hanno molta esperienza in questo campo, che si improvvisano e che per questo motivo non operano secondo i corretti protocolli previsti per quest’operazione».
LAVORO DA PROFESSIONISTI. «Come Cna abbiamo sempre condannato ogni forma di abusivismo, ma ora, in un momento cosi delicato come questa emergenza sanitaria, il problema è ancora più pressante. Proprio per una questione di sicurezza e di efficacia del trattamento», prosegue ancora Lapergola. Sono tante le cose da considerare, infatti, a parte la buona riuscita del trattamento. «Se si sbagliano le proporzioni delle componenti chimiche, infatti, ci possono essere problemi anche per la salute. Sono prodotti che non vanno inalati», avverte il giovane imprenditore, «bisogna stare attenti ad arieggiare bene i locali prima di potervi accedere nuovamente».
Per non parlare dell’ambiente? «Anche per questo motivo, ci sono delle schede tecniche che vanno rispettate», spiega ancora Lapergola. «Ovviamente, in questo periodo in cui è estrema l’attenzione alla pulizia e alla disinfezione degli ambienti, si utilizza una quantità maggiore di questi prodotti chimici. Per l’ambiente è sicuramente uno stress. Bisogna usare il buon senso e la professionalità. Il prodotto deve essere usato in quantità percentuale bassissima: sono agenti molto forti e vanno dosati bene, vanno applicate le tempistiche giuste, il giusto procedimento di risciacquo».
IL CREDITO D’IMPOSTA. Altro aspetto da non sottovalutare è quello economico. E ancora Lapergola a spiegare: «Per le aziende che richiedono le operazioni di sanificazione degli ambienti è previsto un credito d’imposta del 50%, fino a 20.000 euro. Per richiedere il credito, bisogna presentare un certificato attestante il servizio ricevuto. Una certificazione comprendente schede tecniche e di sicurezza, per accertare che siano stati usati prodotti riconosciuti e approvati dal ministero e che sia stato applicato il protocollo. Probabilmente, saranno ritenuti validi ai fini di questa agevolazione fiscale solo i certificati rilasciati da soggetti con il codice Ateco valido per questo tipo di attività».
I COSTI. Per quanto riguarda il costo di un servizio del genere, nel quadro rientrano diversi fattori. Innanzitutto la dimensione dei locali: nel computo si tiene conto sia dell’ampiezza che dell’altezza degli ambienti da sanificare, visto che i prodotti vengono nebulizzati nell’aria. E ancora, se i locali sono vuoti oppure pieni di oggetti e attrezzature. Oltre, naturalmente, ai servizi richiesti: più sono le superfici di contatto frequente come maniglie, pulsantiere, braccioli, telefoni e tastiere, più attenzione va messa nell’opera di pulizia e disinfezione.
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