Sanità, i piani della Regione in 6 mosse

Dossier di 44 pagine: l’assessorato annuncia la nascita di una super Asl e indica l’ostacolo che frena il riordino degli ospedali
PESCARA. Si intitola “Programma operativo 2019-2021”. In 44 pagine curate dalla Kpmg la Regione svela le sei mosse con cui prova a rivoluzionare la sanità abruzzese. E spiega perché non è possibile stabilire oggi una nuova e definitiva rete ospedaliera. È il documento principale dei tre inviati a Roma dall’assessore, Nicoletta Verì, per il tavolo di monitoraggio previsto per il 27 novembre. In pieno dibattito che coinvolge l'intera regione sui Dea di II livello, il Centro ha potuto leggere questo atto che dovrebbe fare chiarezza. Cerchiamo di capirne di più.
LA PREMESSA. «A seguito di anni di sacrifici la Regione Abruzzo è riuscita a mantenere i conti sotto controllo e, nel 2016, ad essere la prima regione italiana tra quelle in piano di rientro ad uscire dal commissariamento».
Questo si legge a pagina 3 e, subito dopo, viene sottolineato che «al 2017 il numero di posti letto totale disponibile a livello regionale è di 4.340. Ma questo numero dovrebbe essere uguale a 4.712 in incremento rispetto alla situazione attuale di 372 posti». Si entra così nel vivo.
SUPER ASL UNICA. «Per raggiungere una situazione di equilibrio stabile serve una riforma strutturata della holding per governare i costi interni e tornare a investire nell'infrastruttura pubblica».
A pagina 7 del documento si parla di holding, in parole semplici di una super Asl regionale. Per raggiungere lo scopo la Regione si propone sei macro operazioni che andremo a descrivere una per una. Si parte dalla riqualificazione della governance regionale.
PRIMA MOSSA. «In Abruzzo la gestione centrale del Sistema Sanitario resta debole», c'è scritto sull'atto, «a tal fine (...) occorre ridefinire il ruolo dell'Agenzia sanitaria regionale (Asr) quale braccio gestionale della Regione a supporto della Asl».
In altre parole, l’Asr diventerebbe una sorta di cervello operativo che potrebbe occuparsi anche dei grandi appalti della sanità. Passiamo al secondo punto dell’elenco con cui la Regione si pone come obiettivo anche quello di liberare risorse per raggiungere l'equilibrio economico.
SECONDA MOSSA. «Riqualificare l'acquisto dei farmaci ospedalieri e dei dispositivi medici per frenare l'incremento annuo della spesa. Riqualificare anche l'acquisto dei servizi. Intervenire sull'acquisto di prestazioni da privato senza contratto per dare spazio agli erogatori accreditati e contrattualizzati dalla Regione». E inoltre: «Mettere a disposizione professionisti tecnici a supporto dei clinici per le attività quotidiane nella gestione dei fattori produttivi».
Più nel dettaglio: la Regione si impegna a dotarsi di farmacisti di reparto e ingegneri di sala operatoria per supportare i professionisti sanitari nella gestione di farmaci e dispositivi medici.
TERZA MOSSA. Riguarda l'assistenza territoriale per la quale il programma dei prossimi tre anni prevede «di avviare la presa in carico per pazienti cronici al fine di pianificare e controllare il loro contatto con le strutture pubbliche e private e di dotarsi anche di figure professionali che seguono il paziente fino alle loro dimissioni».
E ancora: «Di affidare alla residenzialità il compito di dare sollievo alle famiglie accogliendo i pazienti quando non sono più gestibili a domicilio». Infine: «Di valorizzare il ruolo delle farmacie territoriali come punto di riferimento per la popolazione per l'erogazione di servizi di base». Arriviamo così al quarto punto, quello nodale perché riguarda gli investimenti nelle infrastrutture sanitarie regionali cioè i nuovi ospedali.
QUARTA MOSSA. Questo è il passaggio che merita il maggior approfondimento. Innanzitutto spiega un intoppo.
«La regione Abruzzo il cui territorio è zona ad alto rischio sismico», si legge sul documento, «rientra tra le regioni con il maggior ritardo nella sottoscrizione degli accordi relativi alle risorse assegnate. A giugno 2018 la Regione ha deliberato una proposta di accordo di programma (che prevede la nuova costruzione di ospedali ad Avezzano, Vasto, Sulmona, Lanciano e la ristrutturazione del presidio di Penne nonché la realizzazione della centrale operativa del 118 all'Aquila, ndr) per il quale però non ha ancora ottenuto l'approvazione del nucleo di valutazione del Ministero della Salute». Ecco quindi l’intoppo. Ma fatta questa considerazione critica si passa alle proposte. «La Regione intende rivedere le reti territoriali e ospedaliere. Ma anche far evolvere la collaborazione con gli erogatori privati in ottica di complementarietà con il sistema pubblico e investire nelle infrastrutture immobiliari pubbliche».
L’OSTACOLO. Il passaggio successivo del documento definisce però una situazione che ricorda, per certi versi, la metafora del cane che si morde la coda. «La mancata attuazione della programmazione», scrive la Regione, «rappresenta un ostacolo per l'approvazione del Piano del fabbisogno del personale da parte del Ministero e blocca l'accesso ai finanziamenti previsti dal programma straordinario di investimenti in edilizia sanitaria». Che farà quindi la Regione prima di mettere mano all’atteso riordino della rete ospedaliera? Prevede «di condurre una ricognizione delle strutture per cui è individuato il fondo per aggiornare la programmazione degli interventi». Come? «Attraverso un nucleo di professionisti esperti in materia di edilizia che porterà avanti le opportune analisi». C'è chi interpreta questo passaggio come un voler prendere tempo. In realtà nel documento inviato a Roma viene spiegato l’ostacolo (al ministero) che impedisce oggi di presentare il piano definitivo del riordino della rete ospedaliera.
QUINTA MOSSA. La Regione si pone anche il problema di come gestire l’ impatto del rinnovamento delle strutture tecnologiche. E prevede di dotarsi di «una struttura centralizzata e forte (la Cto, ndr) che si occupi di innovazioni sanitarie», a cui sarà aggiunta «una piattaforma di cartella clinica elettronica che miri alla gestione della storia clinica dei pazienti in regime ospedaliero e territoriale». Questo concetto è rafforzato a pagina 24 del documento: «L'unica soluzione per evitare di essere travolti da questi cambiamenti è quella di cavalcare l'onda della trasformazione digitale dotandosi di un Cto per le attività che riguardano i progetti tecnologici innovativi». Siamo arrivati alla fine di questa lunga e articolata disamina del documento inviato a Roma.
SESTA MOSSA. L'ultimo punto riguarda l'investimento sul personale del servizio sanitario regionale. Il programma prevede, in questo caso, «di identificare le principali aree di fabbisogno aziendale di operatori sanitari e definire un criterio di priorità per le assunzioni». Inoltre si propone di prevedere un piano regionale per la mobilità del personale, singolo o in èquipe, «per incrementare la copertura delle arie più debole». Ma ciò che abbiamo scritto è solo un’estrema sintesi, anche se riesce a far capire bene il modo con cui l’assessore alla Sanità Verì e il dipartimento Salute e Welfare si muoveranno. Al di là dei campanilismi che stanno riemergendo negli ultimi giorni.

