Sanità, tamponati i disavanzi: la Regione evita il commissario

Ma la partita dei debiti delle quattro Asl non si è chiusa: nuova verifica fissata per il 27 maggio
PESCARA. Semaforo giallo da Roma. La Regione Abruzzo evita il commissariamento della sanità ma la partita dei disavanzi delle quattro Asl non si è chiusa.
Il Tavolo tecnico interministeriale di Monitoraggio che si è svolto due giorni fa a Roma ha infatti fissato per il 27 maggio prossimo un nuovo incontro con il direttore del Dipartimento regionale della Salute, Claudio D’Amario, che, per quella data, dovrà aver già predisposto le misure correttive ulteriori per pareggiare i conti.
MENO DELLA METÀ
La somma da compensare si aggira sui 60 milioni di euro, quindi meno della metà dei 129 milioni oltre i quali la Regione sarebbe precipitata nel baratro del commissariamento della sanità. Ed è una cifra nettamente inferiore anche al disavanzo complessivo delle quattro Asl, che si aggira per il 2023 sui 122 milioni di euro.
MANOVRA CORRETTIVA
Ma non basta ciò che si è appena detto per far tirare al governo regionale di centrodestra un sospiro di sollievo per il pericolo scampato. Tant’è che l’apparato tecnico dell’amministrazione Marsilio bis ha già messo in cantiere una manovra correttiva basata, quasi sicuramente, sull’approvazione in Consiglio di una legge ad hoc che rimoduli le addizionali regionali Irpef e Irap, cercando però di non incidere sulle tasche dei contribuenti abruzzesi.
L’operazione salvataggio è condotta in sinergia dal Dipartimento Sanità, che fa capo all’assessore rinominata, Nicoletta Verì, e dal Servizio di Ragioneria Generale, diretto da Fabrizio Giannangeli, presente al Tavolo di Monitoraggio romano composto dai ministeri della Salute e delle Finanze.
COSA DICE LA LEGGE
La chiave tecnica di lettura di quanto è accaduto al Tavolo di Monitoraggio è, in sintesi, in un passaggio normativo della Finanziaria del 2010.
«È fissato al 5% del finanziamento ordinario (comprensivo delle entrate proprie regionali) il livello del disavanzo superato il quale», dispone la legge, «scatta inderogabilmente (anche se la Regione ha prodotto le necessarie coperture) l’obbligo della predisposizione di un Piano di rientro. Tale obbligo scatta anche se la Regione ha un disavanzo inferiore al 5% ma non dispone delle risorse per la copertura dello stesso». Ed è quest’ultimo il caso dell’Abruzzo che, in quanto a trasferimenti attivi per la sanità, può contare sulla cifra di 2 miliardi e 582 milioni di euro. Il cui 5% equivale a poco più di 129 milioni, che, come si diceva prima, rappresenta una deadline che la Regione non ha comunque oltrepassato.
A Roma, peraltro, durante la seduta fiume, la delegazione tecnica abruzzese è riuscita ad abbassare ulteriormente il dato del disavanzo delle Asl (quei 122 milioni che riportiamo anche nella tabella in alto) grazie al saldo ottenuto con la cosiddetta Gestione sanitaria accentrata (Gsa) attiva, cioè uno specifico centro di responsabilità che gestisce direttamente una quota del finanziamento del servizio sanitario regionale.
L’ULTIMO MIGLIO
Si tratta ora di trovare le ulteriori coperture per i 60 milioni di sforamento dei conti che restano ancora in ballo. E la conferma è arrivata ieri dall’assessore Verì. «Innanzitutto», esordisce l’assessore, «è importante sottolineare che le difficoltà finanziarie che stiamo affrontando non sono esclusivamente attribuibili all'attuale amministrazione. La situazione economica deriva da problemi storici e strutturali che affliggono il sistema sanitario regionale da molti anni».
LA REPLICA AL PD
Rivolgendosi ai consiglieri regionali del Pd, Sandro Mariani e Pierpaolo Pietrucci, Verì aggiunge che: «Le cifre divulgate non offrono un quadro completo, poiché omettono di considerare i risultati positivi della Gestione sanitaria accentrata regionale, che chiude in attivo. Questi risultati devono essere integrati con quelli delle gestioni aziendali per fornire un bilancio complessivo, ancora oggetto di discussione nel prossimo incontro del tavolo di monitoraggio, fissato per il 27 maggio. In ogni caso», rimarca Verì, «le risultanze finali saranno di gran lunga inferiori a quelle paventate dalla minoranza e si attesteranno ad un valore molto inferiore alla metà: pertanto non vi è alcun rischio di commissariamento. E vale la pena far notare», spiega l’assessore, «che situazioni simili si stanno verificano anche in altre regioni. Questo significa che non siamo solo noi ad affrontare queste criticità ma sono parte di un contesto ben più ampio, di respiro nazionale».
«Infine», conclude Verì, «contrariamente a quanto affermato dall’opposizione, abbiamo investito significativamente in infrastrutture sanitarie, tecnologia all'avanguardia e nel potenziamento del personale, proprio per migliorare la qualità e l'efficienza del servizio offerto ai cittadini abruzzesi. Questi investimenti sono essenziali per correggere le inefficienze ereditate e per garantire una sanità pubblica di qualità, senza chiudere alcun plesso sanitario».
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