Sant’Andrea, è festa tra le polemiche: ora basta caro gasolio

La marineria celebra il patrono e protesta per i costi lievitati «Gli sgravi non bastano e il pescato è poco: ci rimettiamo»
PESCARA. Sono giorni di festa, si celebra il santo patrono della marineria, Sant’Andrea. Ma a Pescara gli armatori non sono affatto tranquilli, anzi. Dopo lo stop dei mesi scorsi provocato dal caro gasolio, sono ancora alle prese con mille difficoltà perché i costi da affrontare sono eccessivi e a casa non si porta quasi niente, in termini di guadagni. «Andiamo a lavorare per perderci», dice uno di loro, Massimo Camplone. «Il momento è critico, brutto, ed è ancora peggio dei mesi più freddi perché d’estate si pesca il 20-30 per cento in meno, a causa della temperatura dell’acqua che sale. Per fronteggiare il caro gasolio ci sono stati riconosciuti degli sgravi ma non sono sufficienti. Dobbiamo fare i conti con il prezzo del gasolio, con la scarsa produzione e con i prezzi del pescato che non sono aumentati quasi per niente, per cui gli incassi sono limitati e non compensano le spese. In più, si vende poco. E, come se non bastasse, si trova poco personale, anche per via del reddito di cittadinanza. Una soluzione? Se non scende il prezzo della nafta, non se ne esce». Guardando al fermo biologico, che bloccherà la pesca dal 13 agosto al 30 settembre, Camplone ritiene che non lavorare potrebbe essere positivo. «In queste condizioni è meglio stare fermi perché non si consuma niente, stando a terra». Al santo patrono «chiediamo di darci una mano, perché siamo nei guai. E la nostra festa, è sempre la nostra festa», conclude Camplone.
Rispetto ai mesi scorsi, quando le marinerie d’Italia si sono unite e hanno protestato sperando di ottenere un aiuto dal Governo, «la situazione è un po’ peggiorata», dice un altro armatore, Lucio Di Giovanni. «Un giorno il prezzo del gasolio scende, e fa ben sperare, ma il giorno dopo risale. E chi lavora a Roma, come me, non riesce a recuperare neppure le spese di trasporto. Nella Capitale si vende poco mentre qui ci accontentiamo di come vanno le cose, ma la richiesta è scesa. Alcuni di noi lavorano due giorni a settimana, altri tre e altri quattro ma non ci sono utili, paghiamo le spese e i costi del personale. Così non si andrà avanti per molto. Qualcuno si è già fermato, qualcun altro ha ridotto il personale: ci si arrampica sugli specchi. Forse la richiesta di pesce potrebbe aumentare la prossima settimana, essendoci il fermo delle marinerie più a nord» e quindi per gli armatori pescaresi si annunciano 15 giorni positivi, aggiunge Di Giovanni. «Ma stiamo ancora aspettando i soldi del fermo dell’anno scorso, meno di mille euro, che hanno un peso relativo sui nostri bilanci», conclude sperando in «una riduzione del prezzo del gasolio perché gli sgravi non sono sufficienti, specie se si guadagna poco. E comunque bisogna essere in regola, per usufruirne».
«Per ora stiamo lavorando solo due giorni a settimana, il lunedì e il giovedì, e ora che le altre marinerie si fermano, da Trieste a San Benedetto (escluso), dovremmo avere qualche richiesta in più, quindi aumenteremo le uscite in mare. A parte questo viviamo un periodo di apatia totale», dice Romeo Palestino. I problemi sono ancora tutti lì, a partire dal caro gasolio. «Il prezzo è sempre esagerato, anche se sembra esserci una piccola tendenza a scendere (all’ultimo pieno era un euro e 10). Ora si va incontro a una nuova guida dell’associazione Armatori, dopo le dimissioni del direttivo». Nei mesi scorsi l’associazione, guidata da Francesco Scordella, si è battuta per ottenere un sostegno dalle istituzioni, locali e nazionali, coordinandosi con le altre marinerie. Ma ora è tempo di cambiare.
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