Sant’Antonio, 2 mesi per riparare la chiesa «Ma servono fondi»

2 Febbraio 2018

Interventi post terremoto nella parrocchia di via Sabucchi Padre Nicola: «Sono certo che i pescaresi saranno generosi»

PESCARA. Per 15 lunghi mesi è rimasto tutto fermo. Dal 30 ottobre 2016, quando la terra ha tremato, la chiesa di Sant’Antonio da Padova è rimasta così: lesionata, con una serie di ferite a segnare archi e volte. Ma ora qualcosa si muove. Lunedì, sono cominciati i lavori di sistemazione. Le impalcature sono all’esterno e all’interno dell’edificio di via Sabucchi e i primi giorni sono stati necessari per definire l’entità del danno provocato dal sisma. Sono state scattate delle fotografie per esaminare le crepe ed è emerso che sono «notevoli». La struttura «è più malandata di quanto si pensasse», dicono i frati francescani e si dovrà intervenire sia nell’area dell’altare sia negli spazi laterali, riservati al coro e ai fedeli.
La ditta interverrà nei vari punti in successione, separatamente, in modo da «mantenere la chiesa sempre aperta, evitando di chiuderla ai fedeli». E non è ancora chiaro quanto tempo sarà necessario per finire tutto ma si pensa che si potrebbe andare avanti «un paio di mesi».
Gli operai sono quelli della Coid D’Angelo dell’Aquila, che ha accettato di intervenire nella chiesa di Sant’Antonio dopo aver rimesso a nuovo la chiesa e il convento di Castelvecchio Subequo e la chiesa di Civitella del Tronto, sempre su incarico dei frati.
In viale Sabucchi i vigili del fuoco hanno transennato le aree a rischio pochi giorni dopo il terremoto. È stato allora che il parroco dell’epoca, padre Franco Rapacchiale, lanciò un appello ai fedeli per chiedere un aiuto, un sostegno economico, non essendoci somme a disposizione per affrontare le spese di sistemazione della chiesa. Oggi le casse della parrocchia non stanno molto meglio ma i lavori andavano eseguiti e non si poteva aspettare ulteriormente, dopo aver concluso la parte burocratica. E così parte un secondo appello, non solo ai fedeli ma a tutta la città e alle istituzioni, comprese quelle religiose.
«I fondi usciranno», dicono in chiesa con ottimismo. E ricordano che «a suo tempo il tetto è stato realizzato con i risparmi dei frati e con l’aiuto dei fedeli. La spesa fu di 200 milioni di lire». Stavolta serviranno circa 80mila euro, salvo gli imprevisti (che sono sempre dietro l’angolo), legati ad esempio a qualche affresco da rimettere a nuovo. E il parroco attuale, padre Nicola Petrone, non ha dubbi sul fatto che andrà tutto come deve andare. «I pescaresi sono sempre stati generosi e mi auguro che continuino a dimostrarsi tali. Noi contiamo sull’aiuto dei fedeli e pensiamo che arriverà, certo che arriverà», dice fiducioso.
Il parroco si fa forte della sua esperienza, che è un’esperienza positiva. «A Silvi», ricorda, «ho fatto costruire una chiesa nella zona nord, di fronte a Universo, la chiesa di San Pio e San Massimiliano Kolbe. È bella e spaziosa, ospita tranquillamente 200 persone». Ebbene quella chiesa è opera «della gente, perché io ho dato solo l’input. La frase che ripetevo, a quei tempi, era: se 500 persone mi danno dieci euro al mese in cinque anni sarà costruita la chiesa. Ed è stato così». Il progetto si è concretizzato tra il 2007 e il 2011 per cui padre Nicola non può che essere speranzoso è «augurarsi che la risposta arrivi anche qui, in una delle chiese più belle di Pescara». L’appello è rivolto a chiunque voglia accoglierlo, «compresa l’Arcidiocesi e anche le istituzioni». Il ringraziamento per ciò che arriverà è nelle parole di San Francesco. «Chi mi dà un mattone riceve una benedizione. E chi ne dà due, riceve due benedizioni. Io prego per tutti», dice padre Nicola. È vero, i tempi sono difficili. Sono tantissimi quelli che si rivolgono alla parrocchia per avere un aiuto, dei soldi. «Ma credo che qualcosa doneranno, per vedere bella questa chiesa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA