Santomo e quei Rolex ripresi dal ricettatore «Pagai 150mila euro»

17 Marzo 2015

Il noto imprenditore pescarese racconta il furto del 2001 «Allora si sapeva a chi rivolgersi, ora la malavita è cambiata»

PESCARA. «Il primo Rolex l’ho comprato in Svizzera, sarà stato il 1974. Poi visto che stavo là ho seguito il consiglio di mia madre, che mi diceva che l’oro era il miglior investimento, e ho iniziato a comprare i lingottini d’oro. Ce ne avevo parecchi, di vari pesi». Gianni Santomo ha un aneddoto per ogni circostanza e soprattutto sa stupire perfino quando si parla di furti in casa. «A me nel 2001 hanno svaligiato la casa, due casseforti di roba mi hanno svuotato, anche se nella cassaforte tenevo pure le calze, per non farmele prendere da mio figlio. Hanno preso tutto, i Rolex, i lingotti d’oro, tutto, ma all’epoca si sapeva a chi rivolgersi, si conoscevano i ricettatori, le grosse famiglie zingare e attraverso una persona che conoscevo sono riuscito a riavere la roba. Ma ho pagato, 150mila euro per riavere gran parte delle cose tranne i lingotti, quelli che mi aveva fatto comprare mia madre. E poi naturalmente mi sono rivenduto tutto, mica mi facevo fregare due volte».

Ma di fronte ai furti non si scompone Santomo («Mi hanno rubato tutto, anche computer e telefono che hanno ritrovato a Velletri in mano a un romeno»): «Parliamoci chiaro, i ladri sono la bassa manovalanza, è gente affamata che con l’oro che ruba non ci mangia di certo. Ma finchè c’è gente che ha fame, se non si cambia il sistema con un po’ di solidarietà che non sia la mensa dei poveri, c’è poco da fare. Ormai sono bande tecnologiche, che sanno come muoversi perché hanno chi li informa, la gente del posto, e chi li guida, il cosiddetto capo paranza che, come sul peschereccio che si chiamava paranza, ha l’equipaggio e tutto il resto. Ma adesso comunque la malavita è cambiata, anche perché prima i malavitosi erano maneschi, ma ora sparano».

(s.d.l.)

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