Sara, da Pescara a Hollywood «Il mio sogno?De Niro e Pacino»

La Serraiocco si racconta dal Premio Shooting Star al Festival di Berlino fino al Flaiano «Da bambina preferivo giocare nel cortile sotto casa con gli altri bambini. Mi bastava quello»
di Anna Fusaro
Liliana Cavani l'ha voluta nel ruolo di santa Chiara nella miniserie televisiva "Francesco". Il giovane cinema italiano d'autore l'adora. Le giurie dei festival internazionali la coprono di premi, come il Pasinetti alla 73ª Mostra di Venezia, assegnatole dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici (Sngci) per il ruolo di Giulia, testimone di Geova nel film "La ragazza del mondo" (foto a destra), ora nelle sale. Senza dimenticare il prestigioso Shooting Star come talento emergente europeo all'ultima Berlinale. A 26 anni l'attrice pescarese Sara Serraiocco, bravura e bellezza espressiva, ha già una carriera considerevole alle spalle e, davanti, un 2017 che si annuncia come la sua consacrazione, con due film in uscita e un progetto internazionale ancora top secret. Da Giulia a santa Chiara, dalla non vedente Rita (in "Salvo" di Grassadonia e Piazza) alla ruvida Jenny, campionessa di nuoto sincro (in "Cloro" di Lamberto Sanfelice, girato tra Ostia e l'Abruzzo, a Passo San Leonardo), Sara Serraiocco non ha mai avuto paura di misurarsi con personaggi impegnativi. Ora è negli Stati Uniti.
Per lavoro, studio o diletto?
Per lavoro, ma la produzione non mi ha dato l'ok per parlarne.
Ha vissuto l'atmosfera delle elezioni presidenziali?
Ero appena arrivata, fortunatamente non ho vissuto l'atmosfera delle elezioni, ma c'è un malcontento generale per la vittoria di Trump, specialmente nello Stato della California dove sono io adesso.
Come si è preparata al ruolo di Giulia ne "La ragazza del mondo"? Ha frequentato i testimoni di Geova?
Volevo costruire un personaggio universale che non fosse solo lo stereotipo della ragazza "testimone di Geova". Volevo che Giulia avesse delle sfumature, gli stessi desideri e le stesse pulsioni di una ragazza in età post adolescenziale, senza però tralasciare il suo mondo di provenienza, quello di una ragazza che ha ricevuto dalla famiglia e dalla comunità un'educazione restrittiva. Per queste ragioni ho preso parte alle loro adunanze il sabato pomeriggio e ho avuto modo di confrontarmi con una ragazza che aveva deciso di dissociarsi dalla comunità.
Il film è l'opera prima di Marco Danieli. Cosa l'ha convinta del progetto?
Ho conosciuto Marco Danieli al Centro sperimentale di cinematografia, quando ero ancora allieva. Marco aveva in mente di girare un promo su questa storia e mi chiese di fare un provino per il ruolo di Giulia. In questi anni lui e lo sceneggiatore Antonio Manca hanno sviluppato la sceneggiatura.
Ultimamente la vediamo con i capelli corti. Esigenze di lavoro?
Sì, li ho tagliati per il film di Giovanni Veronesi "Non è un paese per giovani", in cui interpreto il ruolo di Nora, protagonista femminile al fianco di Filippo Schicchitano e Giovanni Anzaldo». Nel 2017 oltre al film di Veronesi uscirà anche "Brutti e cattivi" di Cosimo Gomez.
Che personaggi interpreta in questi due lavori?
In "Non è un paese per giovani" Nora è una ragazza che vive a Cuba, un personaggio "stralunato", pieno di energia, ma che cova dentro di sé molto dolore. Lavorare con Giovanni Veronesi è stata una grande crescita come attrice. Inoltre con Filippo Scicchitano e Giovanni Anzaldo si è stretta una forte empatia lavorativa. In "Brutti e cattivi", opera prima di Cosimo Gomez, sarò la mente di una banda composta da disabili. Il mio personaggio è una donna senza braccia chiamata la Ballerina, sposata con il Papero, un paraplegico in sedia a rotelle interpretato da Claudio Santamaria. È un film molto avvincente.
Il personaggio della Ballerina è stato un ruolo impegnativo anche fisicamente?
Tutto il film "Brutti e cattivi" è un progetto molto ambizioso e impegnativo. Ho lavorato parecchi mesi sulla costruzione del personaggio. Interpretare una donna senza braccia è stato molto difficile perché ho dovuto fare un lavoro sul mio corpo molto preciso, ho utilizzato i piedi per fare tutto. Truccarmi, mangiare... Per il ruolo mi sono ispirata alla ballerina Simona Atzori. È stato un lavoro di squadra, partendo dal regista Cosimo Gomez fino agli stupendi attori Claudio Santamaria e Marco D'Amore che mi hanno dato una grande mano, e tutta la troupe e i reparti che hanno contribuito alla realizzazione del film.
Da "Salvo" in poi ha compiuto il suo percorso all'interno del cinema d'autore. Non teme di restarvi confinata?
Sia "Non è un paese per giovani" che "Brutti e cattivi" hanno un registro diverso dai film che ho fatto finora, mi sono messa anche in gioco sui toni della commedia e dell'action.
Quando ha pensato che il cinema poteva essere il suo mestiere?
Dopo il primo film "Salvo".
C'è stato un incontro determinante per la sua carriera di attrice?
Non c'è stato. Ogni giorno cerco di lavorare sodo per costruirmela.
Da spettatrice che genere predilige? E quali registi ama?
«Prediligo i film con un'impronta registica molto personale, come i film di Wes Anderson, Matteo Garrone, Woody Allen.
Quali attori e attrici ammira?
Rimango affascinata dalle grandi interpretazioni dei due mostri sacri del cinema Al Pacino e Robert De Niro.
Che rapporto ha con Pescara e con l'Abruzzo?
Torno per trovare la mia famiglia, a cui sono molto legata.
Come passa il tempo libero?
Di tempo libero ne ho molto poco. Vado in palestra e adoro i mercatini vintage.
Da bambina quali erano i suoi sogni?
Non ho mai avuto sogni, preferivo giocare nel cortile sotto casa con gli altri bambini. Mi bastava quello.
Ha ricevuto molti premi importanti. Quale le ha fatto più piacere?
Aver avuto molti premi è stata una bella soddisfazione. Quando il tuo impegno viene riconosciuto è sempre una gioia. Quando ho ricevuto il premio Flaiano a Pescara ero emozionantissima nel poter condividere quel momento con i miei amici e parenti.
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