Saranno le donne a salvare il mondo

26 Agosto 2016

Il professore-cantautore racconta il suo ultimo romanzo «La vita che si ama è un misto di affetto, dolore e coraggio»

di CRISTINA BULGHERI

Che le parole siano la materia prima prediletta con cui plasmare concetti e comunicare sentimenti, non è una novità: prima che cantautore, musicista, poeta, romanziere, Roberto Vecchioni, il professore della musica d'autore italiana, è un affabulatore. E proprio sulle parole ha costruito il tour "La vita che si ama", dal titolo del suo ultimo romanzo uscito per Einaudi lo scorso aprile, presentato in maggio al Salone del libro di Torino in tandem con Marco Malvaldi. .

Professor Vecchioni quale è alla fine "la vita che si ama"?

«Quella di ogni giorno fatta di affetti, di dolori, di coraggio: è la sfida tra chi eri e chi sei, è il continuare a cercare, il trovare, la paura che fa forti».

È considerato un cantore del genere femminile: non perde occasione di sottolineare la superiorità delle donne, se non altro per sensibilità. Ogni giorno leggiamo di violenze e femminicidi. Come è possibile?

«È la conseguenza dell'impotenza del maschio quando non riesce a possedere: si sfoga nella violenza. È la stessa deriva di certi malati di mente che compiono atti folli in nome dell'Is. Ma finirà! Se ci guardiamo intorno non possiamo non notare che le donne stanno occupando posti di comando; nei film e nei telefilm spiccano eroine. Anche nella politica le donne si stanno affermando con forza».

Esiste, anche secondo la sua esperienza di educatore, un antidoto?

«I genitori e anche i maestri, i professori devono insegnare ai bambini fin da piccoli che il vecchio, consunto concetto che il maschietto è migliore della femmina, è sbagliato. I nostri ragazzi devono sapere che a 12-13 anni una compagna di classe è esattamente uguale ai compagni maschi».

Per sua esperienza personale nel libro e durante i concerti affronta il delicato tema delle unioni civili…

«La questione è complessa ma avviata: è un fiume e non si può più remare controcorrente. È vero che in Italia è molto più difficile che altrove a causa della campagna avversa dell’estrema destra e del clero, che peraltro abbiamo "in casa". Ma credo che pian piano si arriverà a una libera Chiesa in libero Stato».

A proposito di Chiesa, o meglio di religione, ultimamente la presenza di un Dio è più ricorrente nei suoi testi.

«È vero, ma non deriva dal fatto che sto invecchiando. È una presenza fatta di fede e speranza, ma anche frutto della logica. Io credo che il nostro bel mondo non possa finire in un nulla, né essere nato per caso. Qualcosa al di là della vita terrena ci deve essere».

Questo sembra segnare anche un passaggio da un approccio più sociale e impegnato a uno stile più intimistico nella sua canzone?

«Ho sempre parlato di cultura, di sociale, del concetto astratto di politica. Mentre ora provo un certo disgusto per la politica pratica».

Ha insegnato per anni nei licei lettere classiche: latino e greco possono ancora trovare posto tra i nativi digitali?

«Ammetto che devo sopportare questa dimensione, ma credo che tutti devono sapere che computer, internet e quant'altro sono solo strumenti. La cultura passa dai libri, dal sapere e dall'ascolto di chi sa».

Lei è stato il professore che molte generazioni di studenti avrebbero voluto avere…

«Insegnare è stato un mestiere di grande soddisfazione, l'ho fatto con molta passione e con un obiettivo preciso: comprendere e far comprendere che cosa sia l'uomo e la vita».

Quella che si ama.

©RIPRODUZIONE RISERVATA